venerdì, 26 giugno 2009 - 23:14

Sto leggendo un libro sugli hikikomori (ã²ãã“もり). Titolo: Non voglio piú vivere alla luce del Sole. Autore: Michael Zielinziger.
È uno dei due unici libri esistenti finora in italiano sull'argomento.
Quando l’avrò terminato, ne scriverò due righe.
Per ora voglio fare solo una piccola considerazione/divagazione.

Gli hikikomori: quei giapponesi che finiscono per starsene chiusi in casa per mesi o anni, o addirittura solo dentro la propria stanzetta, senza mai uscirne, terrorizzati da contatti sociali o società, dagli altri e dal Mondo, ecc ecc.
Dovrei dire “giovani†giapponesi, visto che nello stereotipo lo hikikomori è sempre giovane, anzi, adolescente o poco piú. In realtà, come scriverò quando parlerò del libro, le cose non stanno proprio cosí, ma per il momento lasciamo perdere...
E ci sarebbe anche il dibattito se di hikikomori ce ne siano solo in Giappone, o anche all’estero, o se comunque in Giappone il fenomeno sia piú diffuso che all’estero. Io propenderei piú per la seconda ipotesi, o al massimo la terza. Certo non la prima.
Vabbe’.
La mia considerazione è la seguente.
Se ci sono gli hikikomori, tutti ovviamente vanno a chiedersi il perché: perché prima non c’erano e adesso sí? Perché prima non c’erano questi plotoni di “giovani†inabili alle relazioni umane? Incapaci di rapportarsi alla vita? Cos’ha prodotto questo terrore per il Mondo esterno?
Ma queste domande danno per scontato che il cambiamento sia avvenuto cosí come viene raccontato: ovvero, che un tempo gli hikikomori non ci fossero, e adesso sí. O che siano comunque sempre di piú, sempre sempre di piú. Fenomeno “allarmante†e “dilaganteâ€, per usare l’orrido gergo giornalistico.
E le risposte sono di solito quelle tipiche di fronte ai fenomeni “allarmanti†e “dilagantiâ€. Che si tratti di hikikomori, di bullismo, suicidî, stragi nelle scuole, anoressia, ubriachi al volante, eccetera eccetera, il richiamo è sempre a una qualche crescente degenerazione della società. Richiami e accuse in realtà molto vaghi: perché quasi mai si dice in cosa consista questa degenerazione data per scontata. Tanto che: piú che una spiegazione si tratta di una traduzione in altri termini. Perché sono saltati fuori gli hikikomori? Perché la società è peggiorata. E cosa significa che è peggiorata? Lo è, perché sono saltati fuori gli hikikomori. Dire molto ma non dire nulla.
La spiegazione è vaga e vacua, ma proprio per questo efficacissima, perché riesce a mettere d’accordo tutti in pubblico, mentre poi in privato ognuno ci appiccica i dettagli che piú gli piacciono: la società degenera per il troppo consumismo, per la dittatura incombente, per il troppo permissivismo, per le troppe regole, per la scomparsa delle religioni, per la perdita di valori, per l’ipocrisia dei valori, per il clericalismo soffocante, per i troppi stranieri, per la troppa xenofobia, eccetera eccetera eccetera.

Voglio provare a rovesciare questa narrativa, a riguardo degli hikikomori.
Proporre una narrativa alternativa non significa raccontare come stanno le cose. Non significa dire: tutto ciò che sai è falso, e ora io che so ti mostro il vero. Magari fosse cosí facile. Proporre una narrativa alternativa significa invece mostrare che, se è plausibile un altro modo, un modo diverso, di raccontare gli stessi fatti, allora forse il modo piú diffuso (il luogo comune) di raccontarli non è che sia necessariamente vero solo perché lo sembra, o perché tutti lo condividono.
Le narrazioni alternative, se plausibili e ben costruite, tendono a sgretolare l’autorità della narrazione dominante. Al di là di ciò che è “vero†o “falsoâ€. Le narrazioni come armi assolutamente non neutrali che agiscono sulla realtà, e non la raccontano semplicemente e neutralmente. E che quindi impongono una scelta di campo. Ma sto divagando.

Stavo dicendo, sugli hikikomori... dunque, proviamo a immaginare che gli hikikomori siano sempre esistiti. Non è nemmeno cosí difficile. Io ci posso provare con la mia esperienza personale, guardando ad esempio ai miei parenti. In non poche famiglie vedevo lo zio o il cugino, non solamente timidi o riservati o scontrosi e silenziosi, ma davvero si capiva che avevano dei problemi. Rapporti umani ridotti al minimo indispensabile. Ore e ore, e giorni chiusi in casa, nelle stanze, nel soggiorno, o dov’altro. Niente studio né lavoro, quasi niente di niente. Forse qualche hobby scarsamente direzionato, possibilmente meccanico e ripetitivo. I piú intelligenti a farsi overdosi di libri, i piú terra terra cogli occhî incollati al tubo catodico. Ogni tanto, forse, qualche lavoretto sporadico, nulla di speciale, tanto per salvare le apparenze. Però, nessun impegno troppo impegnativo, nel lavoro o nei rapporti umani. Rifiuto, fuga, disimpegno: sciopero dalla vita, sciopero dalla realtà. Gli amici e i parenti non stretti guardano questi individui con inquietudine e bonarietà e li catalogano come eccentrici, gente balzana, mezzi eremiti un po’ fuori sintonia col Mondo. Mentre le famiglie pazientano. I padri brontolano, ma spesso sono tanto assenti che oltre il brontolío non si va; e le mamme, oltremodo presenti, fanno le comprensive, e aspettano e attendono che il figlio si disincanti da solo; magari sotto sotto sperano che non accada mai, cosí da poter recitare in eterno la parte della madre che cura il figlioletto indifeso dal Mondo aspro e forte.
Gli hikikomori ci sono sempre stati. Pochi, o tanti, ma ci sono stati. È solo adesso che non vengono piú sopportati. Non vengono piú tollerati. La loro presenza non è piú compresa. Si innesca un mutamento di categoria. Non sono piú gli eccentrici poco produttivi di cui, tra un mugugno e l’altro, la famiglia o chi altri si può far carico. Ora questi individui disadattati dovranno essere fatti rientrare nei ranghi. Dovranno piegarsi anch’essi e inserirsi nei meccanismi di produzione e riproduzione. L’economia, che sia nella sua perenne espansione o nella piú nera delle sue crisi, lo esige: tutti devono venire cooptati, nessuno può piú chiamarsene fuori. Lo Stato e l’opinione pubblica, con un movimento a tenaglia, agiscono e cosí questi individui impauriti dal Mondo, o semplicemente infastiditi da esso, che sempre ce ne sono stati, ora ricevono una nuova etichetta, un’etichetta d’infamia, quella di hikikomori: malati, deviati, pericolosi, incomprensibili, pazzi, inutili zavorre, un cancro e un’epidemia che, se non controllata e pietosamente estirpata, rischia di diffondersi e contaminare e distruggere l’intera società...
ã¤ã¥ã・・・ (continua...)
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Abbiamo parlato di: giappone, società, hikikomori, allarmismi
domenica, 21 giugno 2009 - 00:00
Oggi, 21 Giugno, Solstizio d'Estate dell'anno 2009.
Mancano 1279 giorni alla Fine del Mondo.
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Abbiamo parlato di: fine del mondo
giovedì, 11 giugno 2009 - 14:48

C'è Gheddafi in Italia. Gheddafi? Chi era costui? In sella da ormai quarant'anni(!), Gheddafi governa la Libia con pugno di ferro, come si conviene a un paese debole militarmente ed economicamente ma ricco di risorse. Pochi diritti, carcerazioni immotivate e uso della tortura sono diffuse in Libia ben più che in Italia. Un dittatore, per farla breve. E in tal senso Gheddafi ha molti colleghi vicini e lontani, padroni assoluti dei loro paesi: giusto ai confini, da una parte c'è Mubarak, "presidente" dell'Egitto da ormai ventotto anni; dall'altra Zine El Abidine Ben Ali, "presidente" della Tunisia da "soli" ventidue anni. Quest'ultimo non viene mai nominato dai nostri media, nonostante la Tunisia stia a due passi da noi: paese ottimo per il turismo e pessimo per i diritti umani; tra l'altro, sempre tra i primi posti (in compagnia dei ben più citati Cina e Iran) per la censura su internet, portata avanti con uno stretto controllo centralizzato sui flussi di dati e frequenti e lunghi arresti dei cyber-dissidenti. E pare che con la Tunisia l'Italia abbia rapporti economici più che profittevoli...

A differenza dei suoi colleghi, Gheddafi è diventato buono solo di recente. Precisamente dopo gli attenti dell'11 Settembre quando, evidentemente fiutando la fine che avrebbe fatto il povero Saddam Hussein, proclamò la rinuncia al terrorismo, che a quanto pare fino ad allora aveva sostenuto & finanziato, e al sogno dell'arma atomica, e quindi la sua amicizia con l'"Occidente" e gli Stati Uniti d'America. Può darsi che la conversione sia costata parecchio, in termini emotivi, al vecchio colonnello libico, visto che nel 1986, quando ancora faceva parte dei cattivi, gli aerei a stelle & strisce gli bombardarono Tripoli, accoppandogli una figlia adottiva, di appena quindici mesi d'età, e ferendogli altri due figli. Ma qui bisogna vedere se Gheddafi è uno di quei leader durissimi, se non crudeli, cogli avversarî, ma teneri e dolci sino alle lacrime con quelli che amano; oppure se è uno di quelli il cui cinismo gli ha rinsecchito del tutto il cuore, per cui i morti, persino se congiunti di sangue, sono utili alla propaganda interna e per i tavoli delle trattative all'esterno.
Sia quel che sia, Gheddafi, anche se ora è diventato buono, non si è certo ridotto a uno scendiletto. Anzi. Persegue e prosegue con grande astuzia tutta una sua politica di potenza nel continente africano. E non ha ceduto d'un millimetro nell'ottenere i massimi risarcimenti possibili dall'Italia, in termini di riparazioni della politica coloniale. E li ha ottenuti alla grande, usando tutte le armi a suo disposizione, compresi i barconi dei disperati che tentavano di raggiungere Lampedusa; facendo così, tra l'altro, persino un bel regalo alla Lega in termini di ritorno elettorale, giusto qualche giorno fa.

E insomma, adesso Gheddafi viene in Italia, quasi in trionfo, e viene praticamente a menare tutti per il naso, a mostrarsi un istrione e un volpone della comunicazione mediale ben più del monarca ospitante, Silvio Berlusconi IV, ridotto in secondo piano dalla presenza scenica del colonnello libico. E Gheddafi viene a scompigliare le categorie e le rotte consuete del nostro gioco politico, imprevedibile come una tempesta nel deserto.

È stato divertentissimo, ieri, davvero spassoso, leggersi i commenti dei lettori sul sito del Corriere della Sera. Gli adepti delle due fazioni in gioco, "destra" e "sinistra" non sapevano davvero più che pesci pigliare, non riuscivano a capire bene da che parte schierarsi, non riuscivano a comporre i soliti cori opposti e uniformi, canto e controcanto prevedibili e ammaestrati. Le bussole erano impazzite, le macchine degli slogans inceppate, una babele confusa e contraddittoria, nessuna sapeva più che fosse il buono e chi il cattivo, per chi fare il tifo e per chi no. C'era persino il rischio di cominciare a ragionare.
Da sinistra. Gheddafi è un dittatore, non c'è dubbio. Autoritario, repressivo, sanguinario, nemico dei diritti umani, ecc ecc. Ormai amico degli U.S.A. e accolto dal sempre sorridente Berlusconi. Quindi è cattivo. Però... però... però è il leader di un paese del Terzo Mondo, che per anni e per certi versi ancora adesso recita il ruolo di condottiero degli oppressi della Terra, sfida orgogliosa verso il Male industrial-capitalista. E poi, quella foto. Al petto Gheddafi porta la foto di Umar al-MukhtÄr, eroe della resistenza contro il fascismo oppressore in Libia. E se Gheddafi ha la foto di un anti-fascista... non sarà mica che in realtà è buono?
Da destra. Gheddafi viene qui, a estorcerci denaro (e neanche poco!), con fare arrogante, come se fosse lui, il padrone di casa. Ma come si permette, 'sto beduino? Un arabo, un islamico, uno straccione che non sa nulla della nostra Civiltà! Dopo che noi gli abbiamo portato le strade, le ferrovie, le città, il progresso. Però... però... però adesso è nostro alleato. È stato qui accolto da sua maestà Berlusconi, con tanto di tappeto rosso. E Berlusconi non può sbagliare. E la sinistra, guardala, che dà addosso a Gheddafi con la bava alla bocca. Quindi... non sarà mica che Gheddafi, sotto sotto, è uno dei buoni? E magari, se lo accogliamo tra noi con pace e cordialità, lasciandolo parlare, potrà anch'egli, un po' alla volta, imparare i nostri Valori, democrazia-libertà-benessere. [sì, c'erano anche ragionamenti come questo]
Molti poi, disperàti come pugili suonàti, si rifugiavano nel trucco più vecchio e più facile, quello di dare addosso all'avversario invece di sostenere posizioni proprie: voi di sinistra vi lamentate di Gheddafi, ma intanto sostenete cattivoni come Castro, la Cina, ecc; voi di destra blaterate di democrazia e "Occidente", e ora vi prostrate davanti al cattivissimo Gheddafi ecc.

E allora ho pensato che magari qualcuno dovrebbe tradurli in arabo, tutti questi commenti. E farli leggere a Gheddafi. Che secondo me già si sta divertendo moltissimo, in questa tournée italiana. Ma forse così si farebbe anche qualche altra risata in più.
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Abbiamo parlato di: cultura, politica, società
lunedì, 01 giugno 2009 - 19:46
...Mein Herr stava di nuovo parlando con la solita voce. "E ora mi dica un'altra cosa," disse. "È vero che nelle vostre Università, anche se uno ci rimane una trentina d'anni, voi lo esaminate, una volta per tutte, al termine dei primi tre o quattri anni?"
"È così, è incontestabile," ammisi.
"Quindi, voi esaminate un tale all'inizio della sua carriera!" disse il vecchio, più a se stesso che a me. "E che garanzia avete che ritenga il sapere di cui l'avete beneficato... in anticipo, come direste voi?"
"Nessuna," dissi, sentendomi un poco a disagio sotto la pressione delle sue osservazioni. "E voi come fate ad assicurarvene?"
"Esaminandoli al termine dei trenta o quarant'anni... e non all'inizio," replicò gentilmente. "In media il suo sapere, a quel punto, è circa un quinto di quello iniziale... dato che la perdita della memoria progredisce in modo regolare e uniforme. E colui che ha dimenticato di meno riceve i massimi onori e la massima ricompensa!"
"Così gli date il denaro quando non ne ha più bisogno? E lo lasciate campare la maggior parte della vita con niente?"
"No. Lui passa le ordinazioni ai negozianti che lo riforniscono di tutto, a volte anche per quarant'anni, a loro rischio e pericolo. Poi riceve la Borsa di Studio... che paga, in un anno, quanto la vostra in una cinquantina... e a quel punto può benissimo saldare i conti, con gli interessi."
"Ma supponiamo che non riesca ad ottenere la Borsa di Studio. Può anche capitare!"
"Capita, qualche volta." Toccava a Mein Herr ora fare qualche ammissione.
"E cosa accade ai negozianti?"
"Fanno i loro calcoli a seconda delle circostanze. Quando un tale dà segni di essere avviato a una particolare ignoranza, o stupidità, a volte si rifiutano di sussidiarlo. Non avete idea dell'entusiasmo con cui ci si mette a rinfrescare le proprie cognizioni scientifiche o linguistiche quando il macellaio ci raziona il manzo e il montone!"
"E chi sono gli Esaminatori?"
"I Giovani appena arrivati, che rigurgitano di sapere. Trovrebbe curioso lo spettacolo," continuò, "dei giovincelli che esaminano i vecchi. Ho conosciuto un tale che si accingeva a esaminare il proprio nonno. Fu piuttosto penoso per entrambi, senza dubbio. Il vecchio era calvo come una zucca...!"

(Lewis Carroll, Sylvie e Bruno, pp. 310-311)
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Abbiamo parlato di: libri, società, università
domenica, 24 maggio 2009 - 23:09
Dopodomani, martedì 26 maggio 2009 alle ore 15:00, terrò la mia seconda conferenza nell'ambito dell'iniziativa presso l'Università di Venezia curata dal gruppo "Poppu PawÄ!!!".


Parlerò delle seguenti opere:
- SailorMoon SuperS, il film.
- Escaflowne.
- serial experiments lain.
- LineBarrels of Iron, la serie televisiva.
- Nausicaä, il fumetto.
- Ghost in the Shell, il lungometraggio del '95.
...riuscendo(?) a trovare un incredibile filo conduttore che le va a legare!
Ulteriori informazioni sono reperibili sul blog dell'iniziativa.
I feisbuccàri possono dare un'occhiata anche sulla relativa pagina presente sul Libro-delle-facce.
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Abbiamo parlato di: giappone, manga, skleri, fumetti, culture, animazione, anime, autopromozione
domenica, 17 maggio 2009 - 19:18
Visto che il prossimo mese si voterà, scrivo un post a tema. Piú o meno. Ci provo.
In Italia, come in tutto il resto del Mondo, c’è ancora una fetta di popolazione tutto sommato consistente a cui non è concesso votare: i minori di diciotto anni. Fino ai venticinque, poi, si può votare solo per uno dei due rami del parlamento, la Camera.
In Europa per ora l’Austria è l’unico paese ad aver abbassato l’età del voto ai sedici anni per tutte le consultazioni. Fuori d’Europa, ci sono solo Brasile, Cuba e Nicaragua. Una delle pochissime cose buone (forse l’unica) del programma del Partito Democratico nostrano era proprio l’abbassamento dell’età di voto a sedici anni. Non so quali intenzioni abbiano gli altri partiti a proposito, ma temo nemmeno si pongano il problema.
Fosse per me, abbasserei l’età del voto anche a quattordici anni; per poi magari togliere ogni restrizione cronologica.

Perché i minorenni non possono votare? Appunto perché sono considerati minori, cioè dotati di minori diritti, individui incompleti rispetto agli individui veri e proprî (i maggiorenni): non ancora del tutto capaci di giudicare e valutare con sufficiente razionalità e responsabilità cosa sia giusto per la propria vita, o per il benessere pubblico.
Sono gli stessi argomenti con cui, fino a un certo punto, anche le donne erano escluse dalla vita politica.


Il suffragio femminile raddoppierà il voto irresponsabile
È una MINACCIA per la famiglia, l’occupazione maschile e ogni tipo di impresa lavorativa

Ovviamente i motivi piú profondi sono altri, soprattutto di segregazione simbolica.
In ogni caso, facciamo finta che siano motivi fondati (e che il voto abbia un peso effettivo, altra cosa da non dare per scontata).
I minori di diciotto anni non devono votare perché insufficientemente razionali e responsabili. Bene.
Ma... e i vecchî? Già, i vecchî.
Facciamo un po’ di conti. Anche solo grosso modo
Attualmente in Italia i minorenni sono circa il 20% della popolazione (10% sotto i dieci anni, 10% al di sopra). Esclusi dalla vita politica, come dicevo. Quindi, i votanti corrispondono all’80% della popolazione: quasi cinquanta milioni. Di questi, sei milioni sono sopra i settant’anni. Quindi, piú del 10% del corpo elettorale è ultrasettantenne. Il peso di un partito di media grandezza, per dire. Ben piú delle risicate percentuali che, in alcune scorse elezioni, ha deciso sconfitta & vittoria tra “destra†e “sinistraâ€.
Ora, senza voler essere eccessivamente cattivi...
...ipotizziamo che anche intorno ai 65-70 anni la maggior parte delle persone sia ancora sufficientemente lucida, capace di ragionare e valutare sia la realtà piú immediata che le grandi questioni politiche internazionali, che sia capace quindi di pensare senza miopía e in prospettiva anche al futuro prossimo e lontano. Ma oltre i settant’anni, e oltre gli ottanta, mi riesce molto difficile crederlo. A parte pochi casi, e sempre meno con l’avanzare dell’età.
Obiettivamente e nella media, davvero crediamo che un anziano ultraottantenne abbia capacità cognitive e razionali piú efficienti e affidabili rispetto, chessò, a un diciassettenne o a un sedicenne? Novantenni perennemente bloccati sulla sedia, incapaci di riconoscere nomi e persone, se non sé stessi, col cranio ormai zeppo di neuroni morti e la necessità d’una badante 24/24h... per quale motivo dovrebbero ancora avere diritto a votare, se davvero il diritto di voto coincide con responsabilità e razionalità? Per quale motivo si ottiene il diritto di voto solo a una certa età, ma poi lo si conserva sino alla morte? E questo, poi, in un paese a bassissima natalità, dove la quota di popolazione anziana non potrà che aumentare sempre piú nel corso dei decenni...
E non è solo una questione di lucidità degli anziani, ma anche di giustizia cronologica. Ha davvero senso concedere diritto decisionale a questo 10% della popolazione che, a breve, non sarà piú su questa terra, e il cui unico interesse dunque raramente andrà oltre assicurarsi la propria piccola pensione mensile? Davvero crediamo che questo 10%, che ormai si sta per congedare dall’esistenza, voglia e soprattutto sappia pensare in prospettiva, a favore di quell’altro 10% (la popolazione tra i dieci i vent’anni) che non ha ancora quasi alcun potere di farsi sentire a proposito di quel Mondo che pure dovrà abitare molto a lungo? Davvero crediamo ciò sia possibile, poi, in un mondo in accelerata trasformazione tecnologica, dove viene concesso diritto decisionale a un 10% di popolazione nato prima della II Guerra Mondiale, un 10% per cui internet, esplorazione spaziale e biotecnologie (per non parlare delle trasformazioni economiche e culturali...) sono diavolerie assolutamente incomprensibili, da bollare con “Eeh, quand’ero giovane io non c’erano non ne avevamo bisogno si stava meglio quando si stava peggio ma dove andremo a finire e blablabla?
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Abbiamo parlato di: politica, adolescenza, società
lunedì, 27 aprile 2009 - 13:20
Ricordo a tutti, belli e brutti, che domani (28 Aprile 2009), alle ore 17:00, presso l'Università di Venezia, dipartimento di Giapponese, terrò la seguente conferenza, sperando di non annojare a morte gli astanti:


Ulteriori informazioni sono reperibili sul blog dell'iniziativa.
I feisbuccàri possono dare un'occhiata anche sulla relativa pagina presente sul Libro-delle-facce.
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Abbiamo parlato di: giappone, manga, culture, anime, società, censure, autopromozione, allarmismi