lunedì, 25 agosto 2008 - 00:07
Asparagus è un cortometraggio d'animazione (soprattutto disegni animati, con un po' di
stop-motion ) del
1978 , di
Suzan Pitt , autrice che mi dicono essere assai rinomata.
L'ho visto, ed era dai tempi della
Villa dei pirati (film di tale Ruiz) che non assistevo a un cotale delirio. In questi casi non si sa mai se si tratti
di somma arte o di somma schifezza , intellettualisticamente improntata per di più. Penso più la seconda che la prima, però...
Buona visione... (occhio, che dura ben
sedici minuti !)
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giovedì, 21 agosto 2008 - 14:12
"Sì al web e a una telefonata - Cambia il compito in classe"
L'esperimento in una scuola australiana: "Ormai il problema non è copiare ma scegliere le fonti giuste "
Dico una cosa sola:
finalmente . Basta col mito stantìo della "farina del tuo sacco", basta col mito dell'autonomia assoluta del soggetto (questo allotropo empirico-trascendentale!), basta col mito del sapere puro intatto rispetto alla materia immonda del mondo, basta col mito dell'
originalità vera contro le riproduzioni false (quelle riprodotte come ombre sul fondo oscuro della Caverna in cui siamo tenuti prigionieri nell'era della tecnica).
Basta.
E chissà quanto ci vorrà perché l'innovazione di cui sopra arrivi in Italia, terra di custodia (cautelare?) del sapere
augusto e angusto , decrepitamente conservato in quei musei della
mnemotecnica pedestre e del livellamento (verso il basso) intellettivo chiamati squole, dove la lezione si impara a senso unico (top-down), e guai a cercar di farla, interattiva. Terra (l'Italia) dove la somma ansia culturale par sia prevenire
ke la nstra lingua nn sia contaminata dal linguaggio sms, turpe progenie della
telematica degenerazione (detta anche InterNet), ansia coltivata magari persino da chi nemmanco sà (!) ove si andrebbero a por gli accenti se davvero si volessero ossequiare i manuali di quelle
grammatiche nazional-popolari che come certi confini africani furono
tracciate a tavolino (ma che tutti ci assicurano
essere la lingua , in uno strano magico mistico hegeliano rovesciamento dell'ordine di dipendenza ontologica) per forgiare (invano?) gli italiani dopo aver fatto l'Italia. E ancora c'è chi le brandisce come
Bibbie & Corani irrefragabili da esibire in manifestazioni urlanti, quelle grammatiche strumento d'integrazione(?) nazionale, quando ai tempi nostri lo Stato Nazionale già /ormai vacilla e preannuncia la sua
caduta rovinosa in cascami putreolenti e sozzi , nuove macerie in pasto all'occhio dell'Angelo della Storia.
Ho detto.
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domenica, 17 agosto 2008 - 23:11
Sedici mesi di lavoro per animare delle
figurine degli anni Cinquanta , per dar vita, con un uso del
digitale assai intelligente, un
mondo tridimensionale di figure piatte , dove ogni oggetto è accompagnato dal proprio nome, che gli fluttua intorno ad indicarlo. Ogni oggetto, a parte i
due bimbi protagonisti, perché sono loro a dover imparare e apprendere quei nomi che permettano loro di dominare e
manipolare il Mondo delle cose .
Un Mondo strano e distorto dove i due fanciulli tranciano in due il tenero coniglio e trovano tra le sue viscere
un idolo vivente e giallognolo , in grado di mutare gli oggetti gli uni negli altri, senza una logica apparente. E i due bimbi, astuti, pensano di trarre grandi vantaggi dai poteri del mostriciattolo. Peccato che chi troppo vuole...
Piccolo
apologo surreale sugli esiti nefasti dell’avidità o efficace
decostruzione del didascalismo d’antan ? O semplice
gioco fine a se stesso , libero accostamento di elementi discordanti? Sia quel che sia
Run Wrake ottiene confezione un risultato senza dubbio da vedere,
affascinante e disturbante al contempo.
Il cortometraggio è del
2005 .
giovedì, 14 agosto 2008 - 20:11
Visto che in questo periodo non ho molto tempo per scrivere qualcosa di nuovo, mi limito a copincollare un'interessante e anche divertente
cosetta che ho trovato girellando a caso pella rete (non ricordo nemmeno come ci sono arrivato).
È presa da un
blog che non conoscevo , e che non ho avuto nemmeno modo di scandagliare a fondo. Quel poco che ne ho visto, del blog, in gran parte non lo condivido, lo preciso perché non si sa mai. A dire il vero non condivido nemmeno tutto il contenuto di quanto qui sotto copincollo, ma
quello che conta è l’idea generale . Prima il copincolla, e poi due o tre mie considerazioni. Penso di dover anche segnalare che il pezzo l’ha tradotto il proprietario del blog da cui io lo prendo, che a sua volta lo riprende da
un altro sito (sito che puzza di complottismo, ma nessuno è perfetto).
Ultima cosa: l’ambientazione, come apparirà subito chiaro, è negli Stati Uniti, ma non conta molto, perché su alcune cose tutto il mondo (o almeno una sua buona parte) è paese.
SCUOLA: 1957 vs. 2007
dal sito The Truth Seeker
traduzione di Gianluca Freda
Scenario: Jack va a caccia di quaglie prima di andare a scuola, entra nel parcheggio della scuola con il fucile nel furgone.
1957 – Arriva il vicepreside, vede il fucile di Jack, va alla sua macchina e prende il proprio fucile per mostrarlo a Jack.
2007 – La scuola viene chiusa, viene chiamato l’FBI, Jack viene portato in carcere e non vedrà mai più il proprio fucile né il proprio furgone. Vengono chiamati dei medici per assistere gli studenti e gli insegnanti traumatizzati.
Scenario: Johnny e Mark fanno a pugni dopo la scuola.
1957 – Si raduna una folla. Mark vince. Johnny e Mark si stringono la mano e diventano amici.
2007 – Viene chiamata la polizia, arrivano le squadre SWAT, Johnny e Mark vengono arrestati. Accusati di aggressione, vengono entrambi espulsi dalla scuola, anche se era stato Johnny a cominciare.
Scenario: Jeffrey fa baccano in classe e disturba gli altri studenti.
1957 – Jeffrey viene mandato dal preside e si becca una ramanzina. Ritorna in classe, si siede tranquillo e non disturba più la lezione.
2007 – A Jeffrey vengono somministrate dosi massicce di Ritalin. Diventa uno zombi. Gli viene fatto il test per la Sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione. La scuola ottiene più fondi dallo stato a causa della disabilità di Jack.
Scenario: Billy rompe il finestrino dell’auto del suo vicino di casa e suo papà lo prende a frustate con la cintola.
1957 – Billy, la volta dopo, sta più attento, cresce come una persona normale, va al college e diventa un affarista di successo.
2007 – Il papà di Billy viene arrestato per abuso su minore. Billy viene tolto alla potestà dei genitori e entra a far parte di una gang. Lo psicologo pubblico suggerisce alla sorella di Billy che anche lei ricorda di aver subito abusi e il loro papà finisce in prigione. La mamma di Billy ha una relazione con lo psicologo.
Scenario: Mark ha mal di testa e prende un’aspirina a scuola.
1957 – Mark divide la sua aspirina con il preside nella sala fumatori.
2007 – Viene chiamata la polizia, Mark è espulso dalla scuola per violazione delle leggi antidroga. La sua auto viene perquisita alla ricerca di droga e armi da fuoco.
Scenario: Pedro, al liceo, viene rimandato in inglese.
1957 – Pedro frequenta i corsi estivi, passa l’esame d’inglese e va al college.
2007 – Il caso di Pedro diventa un affare di stato. In tutta la nazione vengono pubblicati articoli di giornale che sostengono che richiedere la conoscenza dell’inglese per accedere all’università è una cosa razzista. La ACLU intraprende una class action contro il sistema scolastico statale e contro l’insegnante d’inglese di Pedro. L’inglese viene bandito dai curriculum. Pedro riesce ad ottenere il diploma, ma finisce a falciare l’erba per vivere perché non è in grado di parlare inglese.
Scenario: Johnny prende dei fuochi d’artificio avanzati dal 4 di luglio, li mette in una bottiglia di vernice e fa esplodere un formicaio.
1957 – Muore qualche formica.
2007 – Vengono chiamati il BATF, la Homeland Security e l’FBI. Johnny viene accusato di terrorismo interno, l’FBI indaga sui suoi genitori, i suoi fratelli più piccoli vengono portati via da casa, i computer vengono sequestrati, il papà di Johnny finisce su una lista di possibili terroristi e non gli sarà mai più consentito di prendere l’aereo.
Scenario: Johnny cade mentre corre durante la ricreazione e si sbuccia un ginocchio. La sua maestra, Mary, lo trova in lacrime e lo abbraccia per consolarlo.
1957 – In breve tempo, Johnny si sente meglio e torna a giocare.
2007 – Mary viene accusata di pedofilia e perde il lavoro. Sconta 3 anni di carcere in una prigione di stato. Johnny viene sottoposto a 5 anni di psicoterapia.
Ok. Dunque... Le mie considerazioni...
Si stava meglio quando si stava peggio? I buoni vecchî tempi in cui
non eravamo isterici come oggi per dei fatti da nulla ? Non saprei dirlo, perché io negli anni Cinquanta, lungi dall’essere nato,
non c’ero proprio , e non avrei modo di far confronti. Ma visto che l’ambientazione è negli Stati Uniti, i libri di storia mi pare dicano che colà intorno a quegli anni ci fossero ancora
un po’ di problemi nei rapporti tra bianchi & neri, o per chi non fosse eterosessuale convinto, o per chi avesse
le idee politiche un po’ poco allineate . Insomma, ogni cosa ha il suo tempo, e
ogni tempo ha le sue streghe . Cambia chi viene messo sul rogo, ma il rogo divampa perenne. Difficile dire se
nel complesso ci fosse più o meno
serenità sociale .
Quindi non so dire se (o fino a che punto) il pezzo che ho riportato sia vero o falso, ma questo non importa, perché ci leggo comunque due cose:
1) Attualmente e contrariamente rispetto a una volta, uno degli ambiti in cui è sempre piú difficile ragionare in termini di normalità è quello dei rapporti tra
società e minori . Gli approcci verso i minori (ma a volte anche verso i maggiorenni, basta che siano “giovani) oscillano tra due poli opposti, quasi
schizofrenici : quello dell’
iperprotezione (il minore fragilissimo e preda di minacce esterne) e quello della
repressione disciplinare (il minore pericoloso e costante fonte di minaccia); due poli opposti ma uniti dalla comune matrice della
logica dell’emergenza .
2) Cose che in un dato periodo non suscitano alcuno scandalo, in un altro diventano
terrificanti sintomi del Male dilagante (e viceversa). E bastano
pochi decenni perché questi mutamenti avvengano, e senza che quasi nessuno se ne avveda.
(però, lasciatemi dire che a me le frustate con la cintola al figlio non sembrano una bella cosa, né negli anni Cinquanta né oggi, né tra altri cinquant’anni)
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domenica, 03 agosto 2008 - 23:46
Si può provare a seguire la genesi di
Nausicaä , incrociare un po’ di date, ricostruirne
la genealogia e l’ambiente , per capire se sia possibile e quanto inserirvi l’eventuale apporto di
The Pastel City .
La serializzazione di
Nausicaä su rivista comincia nel
1982 . Il fumetto termina nel 1994, con un totale di circa
mille pagine . Una serializzazione lenta: in quattordici anni di pubblicazione un autore giapponese, di norma, di tavole può arrivare a produrne decine di migliaia.
The Pastel City viene pubblicato in Giappone nel
1981 . Sembra proprio il momento giusto perché Miyazaki potesse leggerlo e poi cominciare a ideare
Nausicaä , ispirandosi al lavoro di Harrison... o saccheggiandolo.
La faccenda però non è così semplice.
Nel
1983 Miyazaki pubblica un libretto illustrato,
Shuna no tabi (ã‚·ãƒ¥ãƒŠã®æ—…; “Il viaggio di Shunaâ€)... libretto che, tra l'altro, ancora attende un’edizione italiana (e probabilmente la attenderà per sempre). Per tematiche, atmosfere e alcuni personaggi
Shuna no tabi può essere comodamente accostato a
Nausicaä . In una sorta di breve postfazione, Miyazaki afferma di aver preso ispirazione da una
leggenda tibetana .
Shuna no tabi , però, è importante perché vi compaiono delle figure
molto simili a quelle Idre che, in
Nausicaä , entreranno in scena ben piú avanti nella pubblicazione; simili alle Idre di
Nausicaä , ma molto diverse dai grandi guerrieri trioculi di
The Pastel City . Nulla però ci impedirebbe di immaginare il seguente processo: Miyazaki prima disegna queste figure in
Shuna no tabi ; successivamente legge
The Pastel City , e quindi decide di sviluppare queste figure in
Nausicaä incorporando delle caratteristiche prese dagli automi guerrieri del libro di
Harrison . Sembra funzionare.
Il punto è che, ampliando lo sguardo, le Idre di
Nausicaä sono solo un esemplare di una
figura ricorrente nelle opere di Miyazaki, cartacee e cinematografiche; una
figura complessa e non univocamente definibile , dalle diverse incarnazioni e con una lunga storia.
L’anello più vicino della catena, rispetto a
Nausicaä , si trova in
Laputa , che è del
1986 , ed è il
robot . Il robot di
Laputa è sia potente arma da combattimento (e anche di distruzione cieca), sia premuroso guardiano di giardini perduti; anche in
Nausicaä le Idre le vediamo sia sui campi di battaglia, combattenti quasi inarrestabili sia, verso la fine, lavorare in maniera innocente ai raccolti dei campi, coi forconi e le camicie bianche.
Visivamente l'isomorfismo è notevole : sono entrambe creature alte, possenti, con le gambe alte e sottili e le spalle ampie e poderose (quasi sproporzionate); il volto è dotato di occhî, a mostrare la presenza di una intelligenza, ma un’intelligenza minima, rudimentale, perché gli occhî restano piccoli e simbolicamente privi di articolazioni interne.
I
robot di
Laputa hanno dei padri, invero poco noti: erano già comparsi, tali e quali,
sei anni prima , nell’ultimo episodio (il 155, per la precisione) della
seconda serie di Lupin III , episodio titolato in italiano
Anche i ladri amano la pace e trasmesso per la prima volta in Giappone nel
1980 . Da qui, però, si può procedere
ancora piú indietro , perché i robot miyazakiani di
Lupin III e le scene in cui compaiono pare proprio siano un omaggio al
I episodio della prima serie animata di Superman , che risale nientemeno che al
1941 .
C’è poi la questione dell’ambientazione generale. In questo caso è ancora piú facile verificare come certi temi di
Nausicaä (la civiltà sepolta, il post-catastrofe e altro) precedano in Miyazaki la pubblicazione giapponese di
The Pastel City . Ovviamente il riferimento è a
Conan , che è del
1978 , che è riconoscibile anche come un
banco di prova sia per
Nausicaä che per
Laputa . Ma anche qui ci possiamo spingere piú in profondità nel passato. Sarebbe bello fare dei confronti coi
precedenti fumetti di Miyazaki . Tempo addietro ricordo di aver letto (ma non ne ho mai trovato conferma...) che Miyazaki, ai tempi, aveva disegnato
numerosi fumetti . Un giorno, però, irritato dalle eccessive somiglianze con le opere di Tezuka (a cui si ispirava), pare li abbia
bruciati tutti . Ahimé. Sopravvive soltanto un certo
Sabaku no tami (ç ‚ã®æ°‘: “il popolo del deserto sabbiosoâ€). Non l’ho mai letto, ma la sua storia pare sia assai simile a
Nausicaä : la dura sopravvivenza in un ambiente ostile, l’orrore della guerra, i lati oscuri dell’uomo. E
Sabaku no tami risale al
1969 .
Conclusioni? Come ho detto sopra, per quanto riguarda le Idre, non si può escludere che Miyazakia abbia letto l’opera di Harrison decidendo di incorporare alcuni tratti dei guerrieri di
The Pastel City negli analoghi personaggi che andava costruendo.
Per quanto riguarda le somiglianze ambientali, sono comunque troppo vaghe e anche patrimonio generico di certo immaginario fantastico, per poter supporre con una sufficiente certezza una filiazione o una ripresa.
Rimane un altro punto. Al termine di
The Pastel City , l’ho già accennato, abbiamo il
progetto della rinascita di un’umanità nuova , superiore, quasi angelica, che il protagonista non riesce ad accettare, adombrando un suo turbamento di fronte a questo
eccesso di perfezione ; i segreti di questo progetto di rinascita si trovano in un luogo sotterraneo, raggiunto dai personaggi al termine della storia. Qui l’analogia con
Nausicaä torna a farsi fortissima, e altrettanto il sospetto di un influsso dell’autore inglese su quello giapponese. Anche perché, almeno in questo caso, si tratta di idee non così comuni nella letteratura fantastica. Fosse solo una coincidenza, sarebbe una coincidenza senz'altro notevole. E se invece fosse una copia? Be', proprio in questo caso credo si possa dire:
e chi se ne importa? Dal punto di vista
legale , non so se Miyazaki verrebbe assolto, nel caso Harrison lo denunciasse per plagio riuscendo a dimostrare che ha letto
The Pastel City . Ma
dal punto di vista estetico penso che a Miyazaki non si possa rimproverare nulla, o perlomeno assai poco.
Harrison vuole costruire un
futuro mondo barbarico (nel senso neutro del termine), dominato da un’etica guerriera fatta di onore, sprezzo della morte, fedeltà per gli amici e durezza per i nemici. Un’epoca in cui la stessa persona può essere uomo raffinato nell'arte della poesia e spietato in quella della spada. Non c’è altro interesse. E
Nausicaä ?
Nausicaä in parte segue un percorso simile, ma solo in parte.
Nausicaä è anche
molto altro . È anche, per dire,
la materializzazione in forma di narrazione e visione del duro confronto interiore da parte dell’autore con difficili questioni etiche (anche bioetiche, se vogliamo), sia di etica individuale che di etica dei gruppi umani, quella cosa che dovrebbe chiamarsi “politicaâ€, se quest’ultimo termine ormai non fosse diventato logoro sino all’inverosimile; e del confronto con difficili questioni
tutte interiori , tutte personali, questioni che sfuggono alla presa delle parole e a volte anche dei concetti, questioni proprie dell’autore, questioni che riverberano torbide nei dialoghi tra i personaggi, nelle loro vicende, nella ricerca ansiosa da parte soprattutto della protagonista di una qualche “verità â€, di
un qualche senso a un mondo che è in uno stato di perenne catastrofe.
Il
progetto millenario di dare vita a un’umanità utopica , che su una Terra infine purificata e pacificata si occupi soltanto di arte e poesia, in
Nausicaä non è soltanto un dispositivo narrativo usato con potente suggestione, ma è anche il luogo in cui l’autore va a sollevare tutta una serie di questioni estremamente ingarbugliate, attorno a cui cervelli grandi e piccoli, a “Oriente†come a “Occidenteâ€, si sono accaniti nei secoli; questioni che nell’ultimo secolo e ancor più oggi sembrano farsi urgentemente critiche. E Miyazaki, col suo fumetto, dimostra di reggere benissimo il confronto con parecchî di quei cervelli, anche dei piú rinomati.
Che per far ciò abbia preso lo spunto, o abbia anche "copiato" un precedente libro, diventa
assai secondario .
Ma qui sto quasi per cominciare a parlare di
Nausicaä in sé, al di là del confronto con il libro di Harrison... E quindi è meglio che mi fermi.
完 (fine)
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