domenica, 30 novembre 2008 - 14:03

Danah Boyd, classe 1977, si occupa di questioni “giovanili†legate ai new media, social networks in particolare. Ma non come i tanti invincibili tromboni passatisti nostrani, quelli che nei salotti tivvú o sui rotocalchi con voci placide & tremanti esibiscono a suon di fuffa la rete come il Regno del Male da cui proteggere i nostri infanti sperduti aiuto aiuto aiuto allarme di qua allarme di là.



Ovviamente gente(/aglia) di questo tipo ne esiste anche negli Stati Uniti. Anzi, è proprio da quelli che i nostri opinionisti prendono esempio. Spesso con intento programmato, perché anche le opinioni sono merce da proporre sul mercato dell’informazione. Come nella musica il successo del tal cantante o scrittore U.S.A. genera prontamente qui da noi i cloni all’amatriciana, cosí è anche negli altri campi. Per questo conviene sempre tenere l’occhio desto sui movimenti d’Oltreoceano, perché presto o tardi è facile che arrivino anche da noi, ultima periferia dell’Impero d’â€Occidenteâ€.
Ebbene, negli Stati Uniti avviene che una ragazza di quattordici anni, tale Megan Meier, si suicida, a quanto pare per le persecuzioni telematiche di un individuo che prima si era presentato come coetaneo infatuato di lei e poi aveva preso a insultarla senza pietà, tanto da spingerla a togliersi la vita. Questo avviene nel 2006. Le indagini scoprono che in realtà il “coetaneo†non esiste: tutto è stato organizzata da una vicina di casa, Lori Drew, donna adulta che afferma di voler vendicare la propria figlia dai pettegolezzi messi in giro da Megan. Luogo telematico dei fattacci è stato MySpace. Apriti cielo: non è difficile immaginarsi il profluvio di fulmini e strali lanciati da tutti i media U.S.A. contro la rete diabolica, l’alienazione della virtualità, il bullismo dilagante ai tempi di internet e via sclerando.
Ulteriore elemento di polemica il fatto che Lori Drew è stata scagionata dalle accuse di bullismo, persecuzione, ecc e condannata solo per “accesso fraudolento a sistemi informaticiâ€. Quest’ultima notizia è stata riportata l’altro ieri da Punto Informatico, assieme ad alcune considerazioni sul caso che ritengo molto valide). E poi c'è Danah Boyd che nel proprio blog, offre una serie di opinioni molto poco allineate al pensiero dominante. Personalmente condivido gran parte di quel che ha scritto. Ne traduco qui sotto gli stralci che mi sembrano piú interessanti, e rinvio/invito gli anglointendenti alla lettura del pezzo integrale.

riflessioni su Lori Drew, sul bullismo, e su soluzioni per aiutare i ragazzi

[...]
Diciamolo chiaramente: il suicidio di Megan Meier è una tragedia. Che l’innesco sia stato il bullismo è orrendo. E che abbia partecipato un’adulta è davvero atroce. Ma se focalizziamo il dibattito su MySpace, poi perdiamo di vista qual è il nocciolo della questione.
Lori Drew è fondamentalmente un “genitore elicottero†[termine che definisce i genitori iperprotettivi, quelli che desiderano un controllo totale e ossessivo sui figli]. Lei credeva che Meier stesse bullizzando la propria figlia. Credeva anche che la propria figlia non fosse responsabile di alcuna offesa (e mentre non c’è alcun modo per provare o confutare quest’ultima convinzione, è fondamentale che i genitori capiscano che nella maggior parte dei casi il bullismo è reciproco. Gli adolescenti reagiscono al bullismo col bullismo e di solito la violenza cresce nel tempo). Invece di insegnare a sua figlia di non abbassarsi a rispondere con gli stessi metodi, Drew ha partecipato, agendo con sua figlia per bullizzare di rimando.
Il bullismo è una pratica orrenda, ma è anche una risposta comune quando la gente lotta per ottenere un certo status. Colpire nella schiena, diffondere maldicenze e corrompere non sono cose che fanno solo gli adolescenti. Date un’occhiata a qualunque ufficio aziendale o campagna politica e vedrete dello sporco e palese bullismo in azione. La differenza è che gli adulti hanno poste in gioco piú alte, e hanno imparato come manipolare e nascondere le loro tracce. In altri termini, rispetto a bambini e ragazzi gli adulti sono molto meglio equipaggiati per causare danni terribili nel loro bullismo. Sono allenati. E questa non è una bella cosa. Lori Drew ha sfruttato il suo potere e le sue conoscenze psicologiche da adulta per umiliare e tormentare una ragazza adolescente. Posto in altri termini, Lori Drew ha abusto psicologicamente ed emotivamente di una minorenne [child, “bambinoâ€, termine che negli Stati Uniti ormai indica tutti i minori di anni 18]. [...] Purtroppo la maggior parte dei sistemi legali si concentrano sull’abuso sessuale e fisico e trascurano quello emotivo perché molto difficile da provare e perseguire. Ma, da un punto di vista realistico, Drew avrebbe dovuto essere processata per abuso di minore, e non per crimini informatici. [...]
Perché ci concentriamo sulla tecnologia? Perché è qualcosa che non comprendiamo? O forse perché se fossimo obbligati ad affrontare il fatto che Drew stava perseguitando una minorenne per proteggere sua figlia, allora dovremmo guardare in faccia le nostre stesse brutte abitudini in materia? Quanti di voi hanno fatto qualcosa di discutibile per proteggere i proprî figli? [...]
E chiariamo un’altra cosa. Questo caso NON È COMUNE. Molti stanno strepitando che si facciano leggi basate su questo caso, ma si sa che brutti casi fanno brutte leggi. La maggior parte dei casi si concentrano sulla tecnologia piú che sui danni dell’abuso psicologico e l’uso scorretto del potere degli adulti. Non solo, la maggior parte si concentrano sull’abuso dell’adulto verso il minore e dell’abuso sul minore da parte di estranei, nonostante la maggior parte del bullismo avviene tra coetanei che si conoscono. E per quelli che pensano che il bullismo avviene soprattutto in rete, ripensateci. La maggior parte dei ragazzi ritiene che il bullismo è di gran lunga peggiore fatto di persona a scuola che in rete.
[...]

Cosa dovrebbero fare i genitori e la società per aiutare i minori

I genitori dovrebbe prestare attenzione ai segnali di bullismo nei loro ragazzi e nei coetanei. I genitori dovrebbe informare i ragazzi sul bullismo e sui danni che fa. [...]
Purtroppo non tutti i genitori partecipano molto alla vita dei loro ragazzi, e il bullismo è strettamente legato coi problemi che ci sono in casa. Il bullismo, a volte, è anche innescato dalla necessità dei ragazzi di ottenere attenzione, e questo crea un circolo vizioso. È per questo che abbiamo bisogno di soluzioni che vadano oltre il rapporto genitori-figli.
Ciò di cui piú abbiamo bisogno è di operatori digitali di strada. Quando studiavo all’università gli studenti facevano gli operatori di strada volontarî per aiutare i ragazzi sulle strade a trovare risorse e aiuto. [...] Abbiamo bisogno di giovani adulti negli anni dell’università che si aggirino nel mondo digitale in cerca di adolescenti con problemi e che li aiutino a cercare aiuto. Abbiamo bisogno di consulenti telematici che possano lavorare coi minori per affrontare i loro problemi comportamentali senza forzare il minore ad affrontare i genitori o la burocrazia. Abbiamo bisogno di operatori sociali che possano collegarsi coi ragazzi e aiutarli a comprendere le loro scelte.
Internet porta ciò che è pubblico nelle nostre case. Questo terrorizza molti adulti ma ciò significa che gli adulti non pensano a come usare internet a proprio vantaggio. Invece che concentrarci unicamente sugli adulti disturbati che raggiungono i nostri ragazzi, vediamo di costruire sistemi per far sí che adulti qualificati raggiungano i ragazzi disturbati. [...] Noi possiamo zittire le loro grida in rete chiudendo a chiave internet, ma questo non serve a un bel niente per affrontare il nocciolo del problema.[...]
Ci sono ragazzi che a casa vengono picchiati e ne scrivono nei loro blog. Ci sono ragazzi che umiliano altri ragazzi per ricevere attenzione. Ci sono ragazzi che cercano sesso con estranei come metodo di affermazione. Ci sono ragazzi che sono soli, tentati dal suicidio, dall’autodistruzione. E sono in rete. Stanno chiedendo aiuto. Perché non li ascoltiamo? E perché, invece, ce la prendiamo con la tecnologia?

(qui il testo originale e integrale)
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Abbiamo parlato di: traduzioni, internet, adolescenza, società, bullismo, allarmismi
mercoledì, 29 ottobre 2008 - 18:28

Riassunto delle puntate precedenti? Non ho voglia di farlo...

Non deve sfuggire che gran parte del gioco, gran parte di questo prodursi incessante di discorsi & silenzî sui corpi di giovani e minori avviluppa soprattutto i corpi femminili, mentre quelli maschili vengono lasciati scivolare nell’ombra sfocata del secondo piano. L’asse generazionale (maggiorenne e minorenne) si intreccia con quello di genere (maschio e femmina) e a volte l’uno e l’altro vengono comodamente scambiati a seconda delle opportunità.
Sono soprattutto le ragazze (tra cui molte giovani starz al soldo della Walt Disney Company) a indossare l’anello della purezza (purity ring), portato ed esibito come segno della scelta di preservarsi immacolate fino all’altare. Infilato all’anulare sinistro, verrà sostituito prima dall’anello di fidanzamento e poi di matrimonio, quasi senza soluzione di continuità, senza che nulla giunga a deviare dal retto percorso. Donazione e affidamento integrale di se stesse prima alla Fede e poi, sempre nella Fede, al marito. E vissero per sempre felici e contenti.
Affidamento alla Fede? O a qualcos’altro? A qualcun altro? Sono soprattutto le ragazze a ricevere gli anelli in occasione dei balli della purezza (purity ball), cui partecipano accompagnate dai padri. È dai padri che le ragazze ricevono gli anelli: le figlie promettono la loro castità sino al matrimonio e i genitori annunciano solenni che s’adopreranno per “proteggere la purezza mentale, fisica e spirituale delle loro figlie†(protect their young daughters' purity in mind, body and soul). Tra voti di fedeltà e mazzi di rose, cori e balli, il padre maschio consegna alla figlia femmina questa sorta di anello di fidanzamento, una versione casta e asimmetrica del matrimonio futuro, quasi una sua parodia dai vaghi (e inquietanti?) tratti edipici.
Gli slogan piú attuali e condivisi (la “tutela dei deboliâ€, la “lotta al consumismo sessualeâ€, ecc) giungono qui a coniugarsi con la necessità ancestrale della figlia che ha da essere consegnata vergine dal padre al marito:
- ecco qua la sua merce, come nuova, mai usata, integra e intatta.
- c’è modo di verificare? sa, non che non mi fidi, ma di questi tempi...
- prego, controlli pure, c’è il marchio di origine controllata! eccolo, è quest’anellino qua, sulla mano sinistra, gliel’ho fatto indossare io stesso. come vede è tutto in regola. la consuma subito o gliela incarto?


Proteggere la purezza: mentale, fisica, spirituale. Solo che mente e spirito sono lo spazio privato inaccessibile agli altri per eccellenza, e nessuno potrà mai vedere quanto le stanze interne siano linde o luride. Ma il corpo, quello sí. Se resisterà (e se il padre veglierà severo), la ragazza rimarrà pubblicamente immacolata almeno nel corpo, o in quella parte del corpo che, a quanto pare, è l’unica che conta, anche se per ostinata negazione. Purezza come liberazione dall’ossessione del sesso, ma riaffermata e ribadita con tanta enfasi da far sospettare che l’ossessione sia ancora presente, ancor piú presente. Come col vecchio metodo e leggendario per scacciare il singhiozzo: fa’ tre giri intorno alla casa di corsa, senza mai pensare la parola “lupoâ€...... buona fortuna.
Malafede collettiva, dunque? Famiglie ultrareligiose che cercano disperate di soffocare e cancellare quella “natura umana†che spinge ai sani furori della carne? Genitori che forzano e piegano con sottili pressioni e subdola violenza psicologica la crescita e le scelte dei loro figliuoli, delle loro figliuole? Aberrante rinuncia alla libertà individuale? Domande scivolose, forse ingannevoli. Perché la differenza tra scelta consapevole e adeguamento irriflesso e ottuso all’ambiente di crescita è molto meno netta di quanto si creda; forse manco esiste, forse è un falso problema.
Una ragazza decide di elevare la sua castità sino al matrimonio a valore supremo della propria giovinezza? Prego, avanti pure: chi ha il diritto di biasimarla? In molti casi l’impresa sarà ardua, ma perché sbeffeggiarla o denigrarla? Forse perché la sua non è una “vera†scelta, perché starebbe venendo coartata dai genitori? Ma la società contemporanea dovrebbe ormai offrire anche ai minori sufficienti strumenti per sottrarsi quanto basta al totalitarismo genitoriale; di qualunque stampo sia, laico o ecclesiastico. È la presenza o meno di costrizione che dovrebbe contare, non il contenuto delle presunte costrizioni. E non è il contenuto delle scelte a dimostrarne la falsità.
Sulle scelte individuali non c’è altro da dire.

Ma si vive in comune, e le varie scelte individuali si sommano e formano le tendenze collettive. E le tendenze collettive, quando diventano massa critica, fanno sentire il loro peso su tutta la società, lo si voglia o meno. Le correnti maggioritarie, o quelle minoritarie ma sufficientemente impetuose, esercitano la loro pressione su tutto il corso del fiume che, tra varie turbolenze, si piegherà infine in una direzione piuttosto che un’altra, trascinando con sé tutto ciò che contiene.
I balli della purezza, i voti castità sino al matrimonio, il rifiuto di informare nelle scuole sui metodi anticoncezionali, e via dicendo riescono a ottenere spazio pubblicamente riconosciuto in quanto sintomi piú visibili di un ideale generale proposto e condiviso, anche se magari in forme piú blande, dalla maggior parte del corpo sociale.
Il problema è che forse in questo caso l’ideale è troppo alto e arduo a realizzarsi per tutti, specie al di fuori di quelle famiglie la cui intensa religiosità fornisce una potente motivazione. Trasformare un’intero paese in un popolo di santi non è cosa facile; specie in tempi in cui, da qualche decennio a questa parte, la libera fruizione ed espressione della propria vita sessuale è sempre piú inclusa nei diritti inalienabili dell’individuo o in cui viene anzi promossa come positiva e segno di normalità. Le due correnti si scontrano. O forse si incontrano, tentano di fondersi ma generando contraddizioni flagranti.
Desiderio e divieto si scontrano, confliggono tra di loro, si sovrappongono in piú punti, invadono a vicenda i rispettivi confini, tanto che nessuno sa piú bene come trattarli. Le cose proibite cominciano a creare imbarazzo, un imbarazzo tanto forte che per alcuni l’unica soluzione al dilemma è tagliare il nodo gordiano, e pensare che certe cose non solo non debbano (sollen) succedere, ma che nemmeno possano (müssen) succedere. Se l’imperativo è che i minori evitino il sesso, ma se al contempo quasi tutti ormai vedono il sesso come qualcosa di positivo, allora forse l’unica soluzione è sostenere/immaginare che i minori, al sesso, manco ci pensino. Stato di negazione.
Da qui derivano quelle leggi che, come abbiamo visto, avrebbero il nobile scopo di scoraggiare e reprimere gli assalti sessuali contro i minori, ma poi vanno imprevedibilmente a colpire con sorprendete durezza i minori stessi. Imprevedibilmente: non era previsto, nessuno l’aveva pensato, nessuno l’aveva voluto pensare.
Quelle stesse leggi che promettono sbarre e catenacci per l’orrido stupratore portano a processo una quindicenne che manda ai suoi coetanei quattro foto sconce di se stessa, condannano a dieci anni di prigione un diciassettene per “rapporti improprî†con una sua consenzientissima coetanea, rischiano di rovinare la vita a una sprovveduta insegnante. Vittime collaterali. Ed è allora, e solo allora che l’opinione pubblica si risveglia come da uno strano torpore, e si guarda intorno incredula e imbambolata, osservando sgomenta la scena del delitto in cui il Cacciatore, sparando, ha impallinato non solo il Lupo, ma pure Cappuccetto Rosso. E il Cacciatore ha tutto il diritto di difendersi: signori miei, mi avete dato voi in mano il fucile, voi mi avete ordinato di sparare a vista contro qualunque cosa si muovesse. E i presenti mormorano imbarazzati che, sí, forse c’è stato qualche errore all’origine. Ma tra di loro alcuni (tanti? pochi?), dentro di sé magari ancora pensano che dopotutto la ragazzina col cappuccio rosso, con la sua disobbedienza, in fondo se l’è andata a cercare...
完 (fine)
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Abbiamo parlato di: culture, adolescenza, società, allarmismi
domenica, 26 ottobre 2008 - 14:13
Riassunto delle puntate precedenti: minori alle loro prime esperienze di coppia e insegnanti che si trovano sul posto sbagliato al momento sbagliato cadono in un tunnel di kafkiani procedimenti legali. Errori giudiziarî o scollamento delle istituzioni da una realtà culturale e tecnologica in rapida mutazione?

Ma forse lo scollamento rispetto alla realtà è quella di non piccoli settori della società. O ancora, piú che scollamento, forse si tratta di sommovimenti e tentativi di piegare la realtà in determinate direzioni e di frenare tendenze indesiderate, e i casi riportati non sarebbero che (come è stato scritto) schiuma e vortici in superficie generati da opposte correnti in profondità in lotta tra loro; senza che sia facile capire quanto si tratti di effetti voluti e quanto di conseguenze indesiderate (vittime collaterali, potremmo chiamarle).
Interi settori della società. Quali, quanti, dove? Piccoli gruppi dalle idee molto chiare (intransigenti?), combattivi e organizzati e in grado di battere cassa presso i piani alti (politica, cultura, magistratura)? O i portavoce di paure ed esigenze condivisi e approvati da ampî strati della popolazione?
Il rischio è di cascare nei soliti luoghi comuni, cosí facili e comodi quando si parla di paesi stranieri, magari lontani, magari quelli che per varî motivi risultano un po’ antipatici. E parlar male degli Stati Uniti in Italia è uno sport abbastanza diffuso attività facile e utile fonte di consenso generale e poco meditato. Noi non siamo come loro: gli “americani†senza cultura, senza storia e con poca civiltà e cosí volgari, il paese della violenza dilagante coi fucili nelle case e le stragi nelle scuole e la polizia razzista e dal grilletto facile, il paese della pena di morte e della guerra preventiva contro il Mondo intero e l’ambiente naturale, il paese del consumismo devastatore e dell'individualismo menefreghista... il paese del bigottismo fanatico e ottuso, di chi crede nella terra piatta e nel mondo creato in sei giorni da Jahwe. Gli “americaniâ€, una massa di bigotti ignoranti.
Una massa di bigotti ignoranti? Americani maledetti bacchettoni? Davvero? Piú degli italiani? O meno? Noi non siamo come loro? Forse né piú né meno: magari in modo diverso. Distinguiamo pure tra stato e stato dell'Unione, e tra fasce sociali, ma è difficile negare che il fondamentalismo religioso ha radici profonde e robuste in terra d’America. Perdurante eredità secolare del puritanesimo secentesco? Chissà. Intanto negli ultimi trent’anni (dagli anni Settanta) il radicalismo cristiano ha saputo (ri)affermarsi con una decisione e un’aggressività impensabili in tempi di conclamato secolarismo. Si tratta di un aggregato molto vario e composito, multiforme e non necessariamente organico (ma la parte del leone la fanno le chiese evangeliche); un movimento a cavallo tra politica e antipolitica, tra rifiuto dello Stato e una gran voglia di addomesticare Stato, società e cultura ai dettami religiosi piú rigidi e letterali. Altrettanto variegati sono i fronti di battaglia: sia va dal tentativo di marginalizzare (o magari eliminare) Darwin da scuole e università, alla lotta serrata contro l’equiparazione legale tra coppie etero- e omosessuali, e cosí via. Obiettivi, strategie, linguaggio e modalità di comunicazione sono spesso molto distanti dalla politica di stampo religioso (cattolico) italiana (ed europea in generale). Se proprio si vuole un esempio italiano di organizzazione che ha mutuato su scala ridotta parte del metodo dell'attivismo politico-social-religioso U.S.A. è il Mo.I.Ge, noto soprattutto per il suo diuturno sforzo di far allineare i media nostrani (TV in primis) alla (propria) morale.
La maggior differenza tra Stati Uniti e Italia: in Italia l’azione politica cattolica ha tradizionalmente (ma negli anni piú recenti alcune cose stanno cambiando) sostenuto l’assistenzialismo di Stato, proponendosi esplicitamente come “centristaâ€; negli Stati Uniti si parla di destra cristiana (Christian Right), che supporta attivamente le politiche incarnate dalle ultime amministrazioni Bush (padre e figlio): liberismo sfrenato in patria e aggressiva “difesa dell’Occidente†all'estero, a cannoni spianati. Attualmente (stando alla wikipedia inglese) il peso elettorale della destra cristiana U.S.A. è stimato intorno al 15%. Non sono bruscolini, specie in un paese famoso per la bassa affluenza alle elezioni. E non è un mistero che la risicata vittoria elettorale di Bush Junior alle elezioni del 2001 fu anche merito del deciso supporto del voto cristiano (bianco).

In tutto questo la vita sessuale degli adolescenti è un terreno facile su cui tirare la corda dalla propria parte. Lo è perché negli Stati Uniti, come già scritto, l’età del consenso è già di per sé parecchio alta, intorno ai diciassette, se non diciotto anni (in Europa viaggia tra quattordici e sedici). Ma il fondamentalismo religioso non si accontenta, e mira piú in alto: il modello proposto è la castità sino al matrimonio. Un ideale che poteva avere un certo realismo nei tempi andati, quando la pubertà arrivava tardi e il matrimonio presto, e il “periodo a rischio†era relativamente breve. Ma le cose sono cambiate, e al giorno d’oggi la pubertà arriva presto e il matrimonio sempre piú tardi, se non tardissimo: ha senso pensare che milioni di ragazzi e ragazze desiderino mantenersi illibati dai tredici/quattordici anni sino ai venti, ai venticinque e magari oltre, cioè finché non riescono a finire di fronte all’altare? Soprattutto, ha senso pensare che ci riescano? La risposta sembra importare poco, a quanto pare basta l'intenzione. In molte scuole degli Stati Uniti l’â€educazione sessuale†consiste in poca informazione concreta e molta promozione dell’astinenza totale (abstinance-only) da parte di associazioni finanziate direttamente dal governo federale. C'è un'argomentazione forte che viene brandita: la castità sarebbe l’unico metodo sicuro per evitare gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. Ed effettivamente lo è. A patto di riuscire a mantenerla. E tra il dire e il fare c'è di mezzo piú di un mare: oggi come oggi gli Stati Uniti sono il paese del cosiddetto Occidente col piú alto tasso di gravidanze adolescenziali... forse non tutto funziona come previsto.
La stessa logica sanitario-parareligiosa muove la recente azione internazionale degli Stati Uniti sulla lotta all’A.I.D.S., con una parte cospicua dei finanziamenti internazionali garantita solo a quei programmi che promuovano l’astinenza sino al matrimonio come unico rimedio valido contro la malattia (abstinence-only-until-marriage programs).
ã¤ã¥ã・・・ (continua...)
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Abbiamo parlato di: scuola, culture, adolescenza, società, allarmismi
domenica, 19 ottobre 2008 - 00:20
Riassunto della puntata precedente: una quindicenne dell’Ohio (U.S.A.) spedisce qualche propria foto scollacciata ai suoi compagni di scuola, ritrovandosi denunciata, tenuta in cella per il fine settimana, e rischiando ora un processo che la potrebbe marchiare per anni e anni in quanto “criminale sessuale†(sex offender).

La ragazza è in buona compagnia: non è la prima e l’unica nella sua impresa e nel suo disastroso esito. Come già scritto, storie quasi uguali ne saltano fuori ogni tanto un po’ in tutto il mondo; ma nella maggior parte dei casi e dei paesi il mondo adulto sembra avere il buon senso di non ricorrere necessariamente a manette, sbirri, sbarre e tribunali verso gli esuberanti studenti. Ma non tutti i trasgressori hanno la stessa fortuna. Anzi. Riporto di seguito due casi, entrambi dagli Stati Uniti. Accompagnati da ampio e agitato dibattito in patria, qui ne è arrivata soltanto un’eco lontana (sul primo, comunque, c’è stato anche qualche articolo sui quotidiani nazionali).
Casi estremi, casi isolati, casi limite? Chissà. Intanto sono avvenuti.

La prima storia è quella di Genarlow Wilson. La vicenda, parecchio complessa, si trova descritta a fondo sulla wikipedia inglese . La riporto sfrondando i dettagli. Wilson ha diciassette anni quando subisce due denunce: una sua coetanea lo accusa di averla violentata, accusa che si rivela infondata e il ragazzo assolto; ma il secondo capo d’imputazione lo incastra, perché riguarda un rapporto orale con un’altra ragazza, due anni piú giovane di lui. La ragazza, rimanendo anonima, ha ripetuto piú volte di aver dato il suo pieno consenso: purtroppo il fatto è accaduto in Georgia, dove l’età del consenso è fissata a sedici anni e dunque il parere della ragazza in sede legale vale meno di niente e qualunque contatto sessuale (che sia la violenza piú brutale o vero amore™) col diciassettene deve essere perseguito a norma di legge, e nemmeno gli inquirenti possono sottrarsene: dura lex sed lex.
Ora, Wilson avrebbe rischiato una condanna fino a dodici mesi di carcere... se il loro fosse stato un rapporto sessuale “comuneâ€. Il problema è che la legge della Georgia consideri il sesso orale una aggravante, che fa schizzare la massima pena fino a dieci anni di prigione. Vale la pena ricordare che in Georgia fino al 1998 il sesso orale consensuale tra marito e moglie poteva essere punito anche con venti anni di prigione. Nello stesso anno la Georgia abolisce anche la legge contro la sodomia (leggi analoghe solo state eliminate da tutto il territorio degli Stati Uniti solo nel 2003, cinque anni fa). Giunto all’età di vent’anni, nel 2006 Wilson viene quindi condannato a dieci anni: dovrebbe trascorrere tutti i suoi vent’anni dietro le sbarre. Il massimo della pena, anche perché Wilson rifiuta fermamente di dichiararsi colpevole e accettare il “patteggiamento†(plea bargain). Ha delle ottime ragioni per farlo: dichiarandosi colpevole riceverebbe una pena ridotta, ma una volta scarcerato finirebbe inserito per tutta la vita nei famigerati registri dei sex offenders e nelle relative “gogne telematicheâ€. Tra le tante conseguenze non potrebbe piú vivere con la propria famiglia, visto che i contatti con la sorella, che nel 2006 ha otto anni, gli verrebbero preclusi...
È proprio in seguito a questo caso che le leggi della Georgia in materia vengono modificate, proprio per evitare di colpire altri incauti minori che rischiassero di cacciarsi nella stessa situazione di Wilson. Ma le nuove leggi non possono essere applicate retroattivamente e il ragazzo, quindi, dovrebbe scontare comunque tutti i suoi dieci anni in cella. Dopo varie e alterne vicende giudiziarie è solo nell’ottobre del 2007 che la Corte Suprema della Georgia concede (per una votazione di stretta misura) la libertà a Wilson, richiamandosi all’ottavo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che proibisce le pene “insolite e crudeli†(cruel and unusual). Quando viene scarcerato, Genarlow Wilson ha trascorso in carcere un totale di due anni e dieci giorni.

Scuola, minori e tecnologia sono gli ingredienti della vicenda, non ancora conclusa, di Julie Amero. Un sunto si trova sempre sulla wiki inglese. In Italia i media principali non ne hanno parlato, anche se sul solito punto informatico si trovano ben tre pezzi a proposito, e anche molto dettagliati.
Julie Amero è una supplente di trent’anni che, nel 2004, si trova a lavorare presso una scuola media del Connecticut. Durante una breve assenza dalla classe lascia gli studenti davanti al proprio computer a dilettarsi con un innocuo sito di acconciature; ma al ritorno si trova di fronte all’orrendo spettacolo: sullo schermo e davanti agli occhî degli scolari la macchina sta sputando raffiche di siti porno, pop-up che si aprono uno dopo l’altro, inarrestabili peggio che un’invasione di cavallette. Julie, impanicata, invoca l’intervento di un tecnico, che però risulta irreperibile; nel frattempo non si azzarda a spegnere la macchina, e questo diventa uno dei cavalli di battaglia dell’accusa, per dimostrare che l’esposizione degli scolari al diluvio pornotelematico era volontaria e calcolata; la difesa replica affermando che è la situazione di panico a impedire alla supplente di staccare prontamente i cavi e che, inoltre, alla stessa (che evidentemente non è una cima informatica) è stato raccomandato di non chiudere la sessione.
Accusa e difesa: perché due anni piú tardi, a inizio 2007, la Amero si trova davanti a un tribunale, e la colpa di cui deve rispondere, “corruzione di minoreâ€, implica pene pesanti; che vanno poi moltiplicate per il numero di alunni presenti sulla scena del delitto, fino a un massimo di quaranta anni di prigione, con conseguente iscrizione per tutta la vita nel registro dei sex offenders (ovviamente). Una prima sentenza riconosce la colpevolezza della donna, ma nel giugno del 2007 le viene concesso un secondo processo. Ma a tutt’oggi, ottobre 2008, la sua sorte ancora deve essere stabilita, e la sua innocenza definitivamente dimostrata.
Due considerazioni.
1) Chiunque abbia delle minime nozioni di internet sa benissimo che una macchina obsoleta, priva di programmi di sicurezza (antivirus, antispyware, antimalware, filtri, ecc), e magari dotata di software inaffidabile diventa facile preda di brutti incidenti, quali appunto l’apertura involontaria e a catena dei famigerati pop-up piú o meno porno: ne chiudi uno e se ne aprono altri dieci... Ma non tutti conoscono questi dettagli, e probabilmente non li conoscevano giuria e giudici della prima sentenza, quella che ha condannato la Amero. L’analfabetismo tecnologico è un problema grave per gran parte delle generazioni nate prima degli anni Ottanta-Novanta, e quando è diffuso tra legislatori, magistrati e quant’altro gli effetti non sono per nulla positivi...
2) L’incidente in questione non si è svolto in un asilo, ma in una scuola media, con ragazzi e ragazze intorno ai tredici anni; molti dei quali, con ogni probabilità, certi pensierini accesi dagli ormoni (e forse non solo pensierini) già hanno cominciato a farseli. È davvero pensabile che, per la maggior parte di loro, qualche minuto davanti alla grottesca pornoinvasione su schermo abbia potuto traumatizzarli a vita e non scatenare piuttosto solo qualche risata sgangherata e battutaccia oscena, di quelle tipiche “da scuole medie� Ha davvero senso condannare per questo una sprovveduta insegnante poco dimesticata con le macchine a quarant’anni di carcere?

ã¤ã¥ã・・・ (continua...)
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Abbiamo parlato di: scuola, culture, adolescenza, società, allarmismi
martedì, 14 ottobre 2008 - 23:20
Casomai qualcuno avesse dei dubbî: anche se sembra una parodia, l'immagine sottostante è vera.



(Fonte: Il blog censurato - In commercio il lettore DVD che censura i film digitalmente)
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Abbiamo parlato di: cinema, bambini, culture, infanzia, società, allarmismi
lunedì, 13 ottobre 2008 - 23:04

Succede negli Stati Uniti: L’orrendo omicidio di una bambina di sette anni porta all’arresto di una ragazza quindicenne. La bambina è stata rapita, stuprata e uccisa nel 1994, la ragazza è stata arrestata nel 2008 (due settimane fa) e rischia pene severe. Ovviamente la quindicenne non ha nulla a che fare con l’omicidio di cui sopra: nel 1994 aveva appena un anno. Ma il suo arresto e il processo che verrà è l’ultima conseguenza (in parte paradossale) di una lunga catena di eventi e tendenze che si dipana nel tempo a partire dal brutale assassinio di cui sopra...

Quanto seguirà semplifica enormemente una e altre storie cosí complesse e contraddittorie che meriterebbero piú libri. Si perde il dettaglio e probabilmente ci saranno diverse imprecisioni, ma almeno sarà piú facile comprendere i nessi tra gli eventi e il quadro generale: una grande e rapida corrente dove i singoli eventi sono schiuma di superficie, vortici locali e onde che gli individui tentano di cavalcare o da cui vengono insesorabilmente travolti.
Quasi tutte le informazioni sottostanti sono state raccolte sulla e partendo dalla wikipedia inglese. Alla buona volontà del lettore impegnarsi in eventuli approfondimenti...

Partiamo dal delitto della quindicenne. La notizia la riporta in italiano (tuttora unica fonte a riguardo nella nostra lingua, credo) Punto Informatico, che titola cosí: “Arrestata per MMS osé. I suoiâ€.
Cos’è successo? Pare le cose siano andate in questo modo: una ragazza di quindici anni spedisce tramite cellulare delle foto spinte ai suoi compagni di classe. Quanto spinte? Il pezzo in italiano non lo dice, ma stando a quanto si trova in inglese in rete pare siano stati dei semplici nudi. La ragazza non è sola al mondo in simili attività: non è difficile sentire o recuperare notizie di casi analoghi un po’ in tutto il mondo, dove esistano adolescenti, scuole e scolari dotati di cellulari. Ma la quindicenne ha avuto la sfortuna di frequentare una scuola, la Licking [sic!!] Valley High School, dove si sono da poco svolte iniziative per avvisare i ragazzi sui rischî legali cui possono andare incontro in casi del genere: iniziative scolastiche promosse dal procuratore locale, tale Ken Oswalt. Forse ispirato proprio da queste “lezioniâ€, un solerte compagno di scuola della quindicenne ha pensato bene di denunciare la ragazza svergognata; la quale è stata quindi prelevata dalla polizia all’uscita della scuola. Dopo aver passato il fine settimana dietro le sbarre, è attualmente consegnata agli arresti domiciliari, col divieto di accesso a qualunque strumento di comunicazione elettronica (se non a fini di studio), in attesa che la legge decida cosa fare di lei. La legge che, ovviamente, è rappresentata dal procuratore di cui sopra, Ken Oswalt, che riferisce i capi d’accusa: “possesso di strumenti criminali e uso illegale di un minore per produrre materiale ritraente nudi†(possessing criminal tools and the illegal use of a minor in nudity-oriented material; mi scuso per la pessima traduzione...). Una minorenne imputata di aver sfruttato se stessa, in pratica.
Cosa rischia la ragazza? L’eventuale condanna al carcere, al pagamento di qualche grande o piccola multa o a una qualche forma di libertà vigilata è il meno. Il rischio piú grosso, per lei, è di venir classificata come “criminale sessualeâ€, ovvero sex offender.

I sex offender, negli Stati Uniti (ma anche in alcuni altri paesi), finiscono nei database dei sex offender per un periodo che può andare dai quindici sino ai venticinque anni. Cosa significa? Dipende dai diversi stati dell’Unione, ma di solito il sex offender ha, per il suddetto periodo di anni, l’obbligo di comunicare alle autorità ogni proprio spostamento; il divieto di risiedere oltre un raggio variabile tra cinquecento metri e il chilometro da luoghi come scuole, biblioteche, asili, parchi, fermate dell’autobus(!) e via dicendo; il suo nome e il suo indirizzo e altri dati, poi, possono essere consultabili pubblicamenti in appositi siti (le cosiddette “gogne telematicheâ€: un buon esempio può essere il sito family watchdog, “il cane da guardia di famigliaâ€: significativo che la prima cosa da difendere sia proprio la famiglia, e non i suoi componenti...); e quando il sex offender sposta la residenza tutti gli abitanti del quartiere vengono prontamente avvisati dalle autorità del pericolo incombente.
Ovviamente diventa molto difficile trovare casa in queste condizioni, e parecchî sex offenders si ritrovano senzatetto. Ma in questa situazione diventa difficile aggiornare le autorità su su spostamenti e residenza. Ma questo porta a violare ulteriormente (per quanto costretti da forza maggiore) la legge, che impone il registro, e a questo punto per il sex offenders la condanna all’ergastolo diventa automatica.
Queste leggi sui sex offenders sono state approvate via via a partire dal 1994, e sono comunemente chiamate Megan’s Laws, da Megan Kanka, la bambina di sette anni stuprata e uccisa quell’anno (come già detto all’inizio). L’intenzione era quella di impedire il ripetersi di fatti simili, mettendo sotto stretta osservazione chi si macchia di “reati sessualiâ€, anche al termine della pena e per un lungo periodo di anni; questo ipotizzando un’alta recidiva in casi di questo genere.
Ma come spesso accade con le leggi figlie dell’emozione e della rabbia collettive (la cui approvazione è quasi scontata visto il momento in cui nascono), il ventaglio di reati che vanno a perseguire con inusitata durezza è molto piú ampio di quanto si possa immaginare, perché parallelamente al pugno di ferro contro quelle che nessuno negherebbe essere le peggiori violenze sessuali si dispiegano anche restrizioni generiche sulla condotta morale degli individui, in parte attivamente promosse da determinate fazioni politiche e sociali che approfittano abilmente del clima allarmistico. È un meccanismo ben noto che si ripete anche in altri casi: ad esempio si va ad agitare lo spauracchio degli effetti devastanti prodotti dalle droghe piú pesanti per avviare nel contempo una dura repressione contro quelle piú blande (e contro gli stili di vita a queste ultime connesse); o si ingigantisce oltremodo la minaccia del terrorismo per far accettare restrizioni sulle libertà individuali che altrimenti ben pochi accetterebbero.
Nella categoria di "sex offender" e di "reato sessuale" c'è finito dentro un po' di tutto (meglio non rischiare, no?), ed è cosí che quelle stesse leggi nate per impedire il ripetersi dello stupro e dell’omicidio di una bambina portano, quattordici anni dopo, all’arresto e al processo di un’adolescente la cui unica colpa è quella di aver spedito qualche foto di se stessa ignuda in giro per la scuola, che ora rischia di vedersi completamente rovinata la vita. Perché, se obbligata all’iscrizione nel registro dei sex offenders una volta maggiorenne, per i successivi quindici o venti anni, la ragazza non solo non potrà piú avere contatti con minorenni (quindi suppongo nel caso abbia dei figli, le verranno immediatamente sottratti), non solo avrà grossi problemi a trovare un’abitazione: ma in qualunque luogo andrà a risiedere il vicinato sarà subito avvisato dell’arrivo in zona della “pericolosa criminaleâ€, e ovviamente gli impensieriti residenti non si cureranno certo di verificare quale sia stato il “reato†meritevole di tanta infamia (quelle tre o quattro foto “indecentiâ€).

Concepite e presentate come leggi per difendere i minori dalla violenza, diventano leggi che scatenano contro gli stessi minori l’irresistibile violenza dello Stato. Concepite e presentate come leggi per arginare la violenza sessuale, si rivelano leggi finalizzate anche per implementare forzosamente morale e disciplina, e marchiare con una lettera scarlatta gli incauti devianti.
Forzosamente e con la minaccia di sanzioni spropositate: probabilmente, la quindicenne, se invece di spedire quelle foto avesse picchiato a sangue i suoi compagni di classe avrebbe rischiato molto meno.
E la ragazza non è l’unica giovane americana ad aver subito gli effetti paradossali di quelle leggi che, sulla carta, avrebbero dovuta “difenderlaâ€...

ã¤ã¥ã・・・ (continua...)
Vanamente pensato da Yupa1989 - Permalink - commenti (14) (popup)
Abbiamo parlato di: scuola, culture, adolescenza, società, allarmismi
venerdì, 26 settembre 2008 - 00:27
Cominciamo col disclaimer di rito: copincollo qua sotto un post ricuperato da un altro blog, il blog Demopazzia; questo ovviamente non significa che io convidiva lo spirito del blog né tutto quello che vi si trova scritto. Disclaimer necessario per evitare che gli occhî meno attenti vadano a classificarmi (cosa che non gradirei per nulla) in una delle due tifoserie politiche in cui attualmente l’Italia sembra dividersi…
Si parla di uno di quei casi che sanno tener banco incontrastati e incontrastabili, per mesi e mesi, e con dettaglio inesauribile su giornali e tiggí. Il fattaccio di sangue, l’orrendo delitto, il macabro crimine, di cui si vuole sapere bulimicamente ogni minimo risvolto. Gli spettatori dello spettacolo si possono divertire tutti insieme, a litigare tra “colpevolisti†e “innocentisti†(esercizio paradossale, tenendo conto che quasi nessuno ha mai conosciuto gli eventi in prima persona!), e poi usare con comodo l’evento trucido del mese per recriminare contro la squadra politica avversaria, per deprecare il collasso della società, e per individuarne le cause in ciò che non piace: c’è chi accuserà il materialismo capitalista, chi il lassismo postsessantottino, chi l’odio razziale e chi le orde di immigrati, chi l’intolleranza dilagante e chi la troppa tolleranza e il buonismo nauseante, chi la soffocante educazione religiosa e chi l’ateismo dilagante, e cosí via. Quasi nessuno si chiederà se, in realtà, le cose non siano completamente diverse da come ce le raccontiamo; se, in realtà, non si stia discutendo sul nulla.
È molto facile parlarsi addosso sulla criminalità dilagante (o su qualsiasi allarme sociale che vada di moda al momento) sfruttando l’occasione per prendersela coi proprî nemici (reali o immaginarî) politici, sociali, religiosi, economici, e riconfermare cosí le proprie certezze, dov’è il Bene e dov’è il Male. Sembra invece che costi uno sforzo sovrumano dirsi che, forse, la criminalità non sta affattando dilagando. Che l’allarme sicurezza, magari, è meno ovvio e lineare di quanto si possa pensare. Che nelle scuole il bullismo non è esploso solo dopo che hanno inventato YouTube. Che dietro l’angolo di ogni strada non c’è un pitbull pronto a sbranare “i nostri figliâ€. Eccetera eccetera eccetera. Bene, l’autore di Demopazzia queste domande se le pone, e sa che, se salta fuori un delitto cruento tra giovani universitarî, non significa necessariamente il tramonto dell’Occidente, e che forse si tratta (ma dai!) di un caso isolato, statisticamente inevitabile, e per il quale non serve andare a cercare chissà quali oscure spiegazioni metastoriche.
E a questo punto la domanda può rovesciarsi: invece di chiedersi come mai accadano questi crimini infami, ci chiediamo come mai questi casi isolati sollevino tanto interesse, quasi ossessivo e febbrile, e vengano eretti a simbolo (fasullo?) del momento presente. Non ci chiediamo piú perché le streghe rapiscano i nostri bambini per sacrificarli al Demonio, ma ci chiediamo perché è cosí facile credere alle streghe e invocarne la distruzione, magari coi mezzi piú efferati.
Nel pezzo che copincollo (i passaggi in grassetto li ho evidenziati io) ci sono alcuni indizî per abbozzare una risposta che necessariamente rimane incompleta, perché non si tratta certo di questioni semplici. L’autore accenna alla criminalizzazione preventiva di comportamenti poco conformisti, ma non solo: c’è anche la criminalizzazione preventiva di determinate fasce d’età che, percepite come minacciose, vengono consegnate a politiche di controllo che da una parte tentano un’uniformazione coatta in nome dell’â€educazione†e dall’altra andrebbero per reazione a incentivare i piú giovani al conflitto contro la società.
C’è da riflettere su quanto attualmente sia alta la tensione tra il mondo adulto e le fasce d’età inferiori (infanzia e adolescenza in primis); una tensione sotterranea, irta di nodi irrisolti e di cui si fatica molto a parlare se non in termini emergenziali e catastrofisti. I tremendi vespaî che si sollevano ogni volta che esplode un fattaccio dove i protagonisti sono sotto i 20/25 anni o giú di lí non ne sarebbe che un sintomo...
Imperfezioni

A quasi un anno dall’omicidio di Meredith Kercher l’inizio del processo ai tre presunti colpevoli Amanda Knox, Raffaele Sollecito, Rudy Guede fornisce l’occasione per tornare a parlare di ciò che accadde a Perugia nel Novembre del 2007.
Un mio collega, chiedendosi di chi fosse vittima la 22enne inglese, alla fine di un breve articolo conclude dicendo che in realtà sarebbe vittima di un rito iniziatico di crescita mancato.
Se è ovviamente da rifiutare, come lui sottolinea, la criminalizzazione di un’intera città, anche il cercare di trovare la spiegazione della mutazione di ragazzi perbene in “belve†di ragazzi in qualche falla del loro processo di crescita non credo sia meno rischioso. Il rischio è infatti quello di considerare potenzialmente pericolosi tutti coloro che abbiano avuto processi di socializzazione non del tutto lineari e di fornire ad una politica e ad una opinione pubblica ipersensibili il pretesto per politiche di controllo che rischiano di stroncare del tutto quei processi. Basti ricordare l'approvazione dell' Antisocial Behaviour Act nel Regno Unito dopo l'assassinio, nel 1993, di un bambino di due anni da parte di due undicenni e tutti i danni prodotti da quelle leggi.
La vita non è una semplice scelta tra l’impegno o la trasgressione, tra la fatica e la sregolatezza, tra il conformismo e la trasgressione e sappiamo che il divenire adulti non comporta il totale abbandono di comportamenti contraddittori. Sappiamo che il carattere sperimentale di alcune condotte di comportamento tipicamente giovanili è appunto sperimentale e in quanto tale temporaneo.
Gli affreschi dei giornalisti, che si concentrano spesso sulla parte più voyeuristica e trasgressiva per ragioni non certo di analisi, dimenticano come gli anni dell’università, quelli dove non si è più ragazzi ma non si è ancora uomini, sono spesso quelli in cui tutti noi ci siamo fatti delle amicizie che dureranno tutta la vita, quelli in cui molti incontrano la persona con cui creeranno una famiglia, gli anni in cui decideranno cosa fare da grandi. Viene il sospetto che oltre al voyeurismo ci sia della nostalgia per un periodo che non torna più in questo insistere su degli aspetti che certo non sono certo marginali, ma che non definiscono da soli la condizione giovanile.
E mi verrebbe da ricordare, a coloro che oggi ne scrivono in proposito, o siedono nei salotti televisivi discutendo di come sia potuto accadere che i giovani siano oggi posseduti dal male nella totale assenza di valori: ma non è sempre stato cosi? Non siete stati accusati pure voi di vivere nel vuoto culturale e valoriale? Non ne viene accusata regolarmente ogni generazione che si affaccia sulla scena del mondo degli adulti? Non è forse che un gruppo sociale con certi valori non riesce a riconoscere l’esistenza di gruppi con valori diversi o contraddittori o non ancora definiti?
Quel che è peggio è che lo sguardo deformante degli osservatori adulti (siano essi i genitori, gli educatori, le forse dell’ordine, i servizi sociali, i media) e i processi di etichettamento ad esso associato, rischiano di “cronicizzare†quei comportamenti definiti dagli osservatori come “devianti†e di consegnare sempre di più al sistema penale la gestione di quella fase delicata della vita che è il passaggio all’età adulta, contribuendo ad aggravare il problema deresponsabilizzando ancora di più chi invece se ne dovrebbe occupare in prima persona. La polizia nelle scuole, i coprifuoco, il carcere per chi scrive sui muri, per chi fa uso di stupefacenti, ne sono esempi.
La foto di Meredith, sempre la stessa su ogni giornale, che ti guarda, da un anno a questa parte, ricorda il corpo senza vita di Laura Palmer, la protagonista attorno alla quale si sviluppa la vita di una piccola comunità osservabile nei suoi dettagli, nelle contraddizioni e nelle piccole e grandi miserie proprio grazie alla sua morte.
Cosi abbiamo potuto vedere giornalisti che pubblicavano la foto del suo corpo insanguinato in prima pagina, abbiamo potuto vedere come si può incolpare più facilmente una persona di pelle nera, abbiamo potuto vedere le telecamere dei negozi inseguire due ragazzi per esaminarne i baci e gli sguardi, abbiamo potuto vedere crescere la paura dei giovani e per i giovani, abbiamo potuto vedere l’accusato nero con le manette e gli accusati bianchi senza, abbiamo visto l'identificazione isterica nella vittima o negli aggressori, e a guardare bene si possono scoprire molte altre cose. Ma continuo a pensare che la ricerca del male, del seme della follia, della mutazione da uomo a bestia, sia un affare che interessi molto di più gli psicologi, gli scrittori e i giornalisti ma che ci dica poco sullo stato della società. Continuo ancora a pensare che quell’omicidio ci dica molto di più sul mondo dei già iniziati, degli adulti, piuttosto che su quello dei giovani.
Se qualcosa di relativamente nuovo può essere trovato in questa storia, è proprio il corto circuito che si crea tra rottura del rapporto educativo, rappresentazione mediatica del mondo giovanile, gestione penale dei processi sociali e deresponsabilizzazione della cittadinanza attiva.
Cos’altro ci sarebbe di nuovo nell’omicidio di una giovane donna di 22 anni? Per quanto ne so si è sempre ucciso per sentimenti come l’amore, l’invidia, la gelosia, il risentimento, l’onore. È davvero qualcosa di mai visto l’omicidio di Perugia? Oppure quello che è cambiato è che non uccidendo più per il furto di un coniglio o per quello di un pezzo di pane (eccezion fatta per chi non ha la pelle dello stesso nostro colore) fatti come questi restano a sottolineare l’imperfezione delle relazioni umani? È forse il fatto che non riusciamo ad accettare questa imperfezione che ci costringe a continuare ad interrogarci su di essa. È il non riuscire ad accettare l’imperfezione delle relazioni umane che ci spinge a chiedere sempre più sicurezza in società che sono le più sicure della storia, a cercare sempre nuovi colpevoli per un delitto senza autore: l’imperfezione.
Vanamente pensato da Yupa1989 - Permalink - commenti (4) (popup)
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