Asparagus è un cortometraggio d'animazione (soprattutto disegni animati, con un po' di stop-motion) del 1978, di Suzan Pitt, autrice che mi dicono essere assai rinomata.
L'ho visto, ed era dai tempi della Villa dei pirati (film di tale Ruiz) che non assistevo a un cotale delirio. In questi casi non si sa mai se si tratti di somma arte o di somma schifezza, intellettualisticamente improntata per di più. Penso più la seconda che la prima, però...
Buona visione... (occhio, che dura ben sedici minuti!)
Per tutti gli estimatori, è disponibile il nuovo, ottavo episodio di Salad Fingers.
Chi non sa di cosa si tratti, è invitato a guardarsi tutta la serie a partire dal primo episodio
Personalmente il mio episodio preferito rimane il sesto, anche se il finale di questo ottavo è davvero notevole.
Un mare sopra il mare, il mare delle stelle. Un vecchio astronomo e suo nipote e una nuova stella misteriosa, che brilla a fianco dell'Orsa Minore. A causa della stella l'Orsa Minore muta in una sorta di pesce mostruoso, che divora gli altri astri del firmamento. È proprio il nipote del vecchio astronomo, Yūrī, l'unico in grado di scagliare un luminoso arpione per liberare l'Orsa Minore dall'oscurità che la possiede, per farla tornare a splendere in un cielo nuovamente limpido.
Ho già scritto di Tamura Shigeru, a proposito del suo singolare cortometraggio, Kujira no chÅyaku, del 1998. Cinque anni prima aveva già realizzato Ginga no uo (銀河ã®éš: "I pesci della Via Lattea"; noto anche come URSA minor BLUE): sempre tratto da un suo libro illustrato, sono ancora una ventina di minuti realizzati, presumo (non ho verificato), con la stessa tecnica certosina di Kujira no chÅyaku. Oltre al disegno, semplice e stilizzato, si mantengono anche le atmosfere: sognanti, distese e garbatamente surreali, un sense of wonder semplice ma fantasioso. Soprattutto, ritorna l'idea di mondi nascosti tra i mondi. In Kujira no chÅyaku più che un mondo è un tempo, un tempo nascosto tra le pieghe del nostro tempo, e invisibile a noi. In Ginga no uo è invece il mare delle stelle, è il firmamento che si fa superficie liquida e navigabile, dove il vecchio astronomo e il nipote si spostano pazienti a bordo di una piccola barca a remi. Qui gli astri si confondono coi loro riflessi nell'acqua, le stelle cadenti precipitano rompendone la superficie e poi cadendo più giù, verso il mondo sottostante (il nostro mondo, fatto di case, strade e treni, una realtà distante, vista solo dall'alto), e le galassie a spirale sono dei grandi maelström, dei vortici che bucano l'orizzonte.
Lo dico subito: Pale Cocoon (ペイル・コクーン) è da vedere. Poco più di venti minuti. Animazione tradizionale per i personaggi, animazione digitale 3D per i fondali. Soprattutto, Pale Cocoon è un'autoproduzione, un cortometraggio "fatto in proprio". In Giappone è stato venduto in DVD una diecina di giorni fa, il 18 gennajo 2006. Porta il nome dello Studio Rikka, ma l'autore, che ha fatto gran parte del lavoro da solo, si chiama Yoshiura Yasuhiro (剿µ¦åº·è£•), non nuovo a imprese di questo genere. Venti minuti che hanno richiesto un anno e più di lavoro. Ma il risultato paga: Pale Cocoon dimostra ancora una volta come in Giappone, con una certa dose di impegno e fatica, sia possibile fare autoproduzioni che reggano senza problemi il confronto con l'animazione "ufficiale". Si va subito a pensare a La voce delle stelle, con cui Shinkai Makoto, qualche anno fa, aveva portato a termine un'impresa simile a quella di Yoshiura Pale Cocoon. Ma quest'ultimo fa parecchî passi più in là rispetto al suo predecessore. La voce delle stelle, al di là dell'alto livello tecnico, si baloccava ancora un po' troppo con robottoni, divise scolastiche e commozioni facili. Pale Cocoon certamente non nasconde i suoi limiti: l'animazione dei personaggi denuncia un basso budget, e quella digitale dei fondali non riesce a scrollarsi di dosso movimenti di camera a volte troppo matematici. Ma sono limiti fisiologici. Poi, a voler essere pignoli, la superficie visiva a volte può sembrare un po' patinata. Ad altri, invece, Pale Cocoon potrebbe dar fastidio per il ritmo un po' lento, fatto di dialoghi, e di particolari cui fare attenzione, che esigono visioni ripetute.
Un uomo, il viso triste e sognante, viaggia in groppa a un gigantesco majale dalle lunghe gambe. Viaggia per terre spoglie, senza meta apparente. Non vive grandi avventure, ma brevi visioni surreali: la città dove sperava di riposare lo abbandona, se ne va assieme all'enorme rana su cui posa le fondamenta; ordina un caffè, ma dalla tazzina ecco che guizza fuori un pesce; e così via.
L'uomo si chiama Tortov Roddle (トートフ・ãƒãƒ‰ãƒ«), viandate del paese di Tortalia (トルタリア). L'autore si chiama KatÅ Kunio (åŠ è—¤ä¹…ä»ç”Ÿ), animatore che ha al suo attivo alcuni spot, e alcuni cortometraggi realizzati in proprio. Tra cui questo: Aru tabibito no nikki (æˆ–ã‚‹æ—…äººã®æ—¥è¨˜: "Il diario di un viandante"), meglio noto col sottotitolo inglese di The Diary of Tortov Roddle. Poco più di sedici minuti per racchiudere sei quadri, in parte indipendenti, in parte legati tra loro. Sedici minuti su un viandante solitario dovuti a un autore solitario: le animazione non lo nascondono, semplici quando non scarne. Nonostante ciò, e nonostante una certa freddezza nell'esito finale, il corto si fa comunque apprezzare per il suo segno elegante e la malinconia sottile e minimale delle sue atmosfere. Almeno un'occhiata, direi che la merita.
- Tre immagini e due righe (in inglese): http://www.thejollyroger.org/forum/read.php?5,162.
- Qui è visualizzabile l'intero cortometraggio, direttamente sul proprio browser: http://jp.shockwave.com/animations/drama/tabibito/.
- Sito ufficiale dell'autore (poco inglese e molto giapponese): http://kiteretsu.robot.co.jp/kunio/.