venerdì, 04 aprile 2008 - 23:00

Mi riallaccio al penultimo
post per due
considerazioni volanti sul tradurre dal giapponese. Sono piuttosto tecniche, ma la seconda penso valga come esempio per qualunque altra lingua.
1) La prima è un’impressione che mi è stata confermata da diversi «colleghi». Purtroppo non è piacevole ammetterlo: quando si traduce dal giapponese, specie in alcuni casi,
l’inglese sarebbe molto piú duttile, elastico e adattabile dell’italiano! Segue esempio.
C’è una
canzone giapponese il cui titolo è
Zettai unmei mokushiroku (絶対é‹å‘½é»™ç¤ºéŒ²). Le parole sono tre: “zettai†significa “assolutoâ€; “unmei†significa “destinoâ€; “mokushiroku†significa “apocalisseâ€. Lasciamo perdere il problema (che non è piccolo) del modo migliore di tradurre i singoli tre vocaboli (lato semantico della questione; ma sotto ci torno); perché qui il problema piú grande è
il modo in cui i termini si legano (lato sintattico). Ebbene, qui non solo il giapponese è
irriducibilmente ambiguo, ma l’ambiguitÃ
non può assolutamente essere mantenuta in una qualche resa italiana.
Tento di spiegare dov’è l’inghippo. Possiamo ipotizzare che le tre parole non abbiano alcun legame tra di loro, che si tratti di un semplice
elenco. In questo caso basterebbe tradurre parola per parola, senza cambiare l’ordine originale: “Assoluto – Destino - Apocalisseâ€; o anche, se si vuole enfatizzare l’isolamente dei termini: “L’Assoluto – Il Destino – L’Apocalisseâ€.
I guai cominciano se si vuole ipotizzare un eventuale legame tra i termini. Perché? Perché i legami attributivi, in Giappone,
sono rovesciati rispetto all’italiano. Quindi “Zettai(1) unmei(2) mokushiroku(3)†in italiano diventerebbe “L’Apocalisse(3) del destino(2) assoluto(1)â€; ma questo è l’esatto contrario del primo tentativo di traduzione (quello “ad elencoâ€). In realtà , poi, le varianti possibili sono molte di piú: “L’Apocalisse dell’Assoluto e del Destinoâ€, oppure “L’Assoluto e l’Apocalisse del Destinoâ€, oppure “Il Destino assoluto – L’Apocalisseâ€, e cosà via. Sia quel che sia, se si vuole tradurre ‘sto maledetto titolo si è costretti comunque a scegliere
una sola delle tante interpretazioni a sfavore delle altre, e quindi perdere inevitabilmente tutta l’ambiguità originale.
E in inglese? Be’, in inglese l’attribuzione può funzionare secondo lo stesso ordine giapponese, da destra verso sinistra. Quindi “Absolute Destiny Apocalipse†riesce a conservare egregiamente non solo la struttura originale ma anche le sue potenziali molteplici letture: può essere sia un elenco, che una definizione di questa Apocalisse (del destino assoluto), e cosà via. Si noti poi la semplicità della resa, e soprattutto l’assenza di quegli
articoli o preposizioni che, invece, incatenano e appesantiscono i sostantivi italiani...
2) Ho scritto che “Mokushiroku†significa “Apocalisseâ€. Qui sembra tutto molto piú facile. E invece...
Innanzi tutto, in italiano “Apocalisse†è un termine universalmente noto. Ma il suo significato principale non è (piú) quello “originarioâ€. Attualmente nell’uso comune per “Apocalisse†si intende soprattutto e quasi solo la Fine del Mondo (la sua distruzione) o una catastrofe di immane proporzioni, cioè a dei fatti. Tanto che quando invece si vuole indicare il
libro chiamato
Apocalisse (quella scritta da Giovanni, e che conclude la Bibbia), bisogna precisarlo. Ma il significato originario non sarebbe nemmeno quest’ultimo! Perché “apocalisseâ€, ai tempi (primi secoli dell’era cristiana), indicava semplicemente
qualunque libro considerato “ispirato†e contenente rivelazioni annunciate dal dio cristiano e/o ebraico, solitamente tramite i suoi Angeli. L’etimologia lo mostra: in greco antico “apocalypsis†(´απoκάλυψις) significa “rivelazioneâ€. Poi, certo, molte apocalissi (compresa quella di Giovanni, che in seguito divenne l’
Apocalisse per antonomasia) parlano della Fine del Mondo, ma non necessariamente tutte...
E per quanto riguarda il giapponese “mokushiroku� Innanzi tutto si tratta di un
termine tecnico e non necessariamente noto al grande pubblico. In secondo luogo, in giapponese “mokushiroku†è rimasto fermo unicamente a quello che in italiano è il significato originario:
un libro che parli di rivelazioni divine, che non necessariamente tra i suoi argomenti includa la Fine del Mondo; anche perché, in giapponese, la “Fine del Mondo†si dice con altri termini: ad esempio
shūmatsu (終末). Tra l’altro
anche l’etimologia del termine “mokushirokuâ€
non ha alcuna affinità con la Fine del Mondo: difatti significa semplicemente (traducendo letteralmente il termine greco)
“cronaca di rivelazioniâ€.
E dunque? Dunque, ci si trova di fronte a un problema. Perché tradurre “mokushiroku†con “Apocalisse†sembra a prima vista corretto, ma in realtà rischia di creare, anzi, crea
quasi sicuramente involontarî e innavertiti
fraintendimenti nell’utente italiano, che vedendo “Apocalisse†(specie se il termine è decontestualizzato) va a pensare che si parli di catastrofi e sconvolgimenti soprannaturali (“Apocalisse†nel senso comune italiano), mentre l’utente giapponese che vede “mokushiroku†penserebbe come prima cosa a un libro che narra di rivelazioni divine.
Possibili soluzioni? Invece di “Apocalisse†si potrebbe optare per piú specifici “cronaca di rivelazioniâ€, o “il Libro della Rivelazioneâ€, e simili; piú aderente al significato giapponese, certo. Quindi “zettai unmei mokushiroku†potrebbe diventare “Il Libro delle Rivelazioni sul Destino Assoluto†(o: “...sull’Assoluto e sul Destinoâ€). Peccato che cosà diventerebbe difficile (se non impossibile) cogliere il riferimento all’
Apocalisse di Giovanni! Si trattasse di una traduzione scritta, si potrebbe ricorrere a qualche
artificio tipografico (corsivi e majuscole): “L’
Apocalisse del Destino Assolutoâ€; però ci si può chiedere: quanti italiani effettivamente sanno che un termine scritto con l’iniziale majuscola e in corsivo indica il titolo di un’opera?... Inoltre, ripeto, il trucco potrebbe funzionare solo nel caso di una traduzione scritta. In caso contrario, si tornerebbe daccapo.
E dunque? E dunque, niente. Ci sono casi in cui i fraintendimenti sono (purtroppo)
inevitabili, o almeno un certo livello di fraintendimento. Ci si trova a tradurre parole che nell’originale non causerebbero equivoci con parole italiane ambigue (o fraintendibili); o, viceversa, per termini usati nell’originale per i loro significati multipli si è costretti a ricorrere a termini italiani che invece uccidono l’ambiguità originale. E spesso mentre si traduce questi
scambi semantici sono
difficili da avvertire; specie se non si ha una sufficiente cognizione dei molti possibili significati che le parole possono assumere sia della lingua di partenza (in questo caso il giapponese) che nell’italiano, lingua di arrivo.
E non si creda che casi di questo tipo siano circoscritti a titoli astrusi come l’esempio che ho riportato, o a termini relativamente rari come “mokushirokuâ€/â€Apocalisseâ€. Le difficoltà possono celarsi anche in dialoghi fatti col piú semplice dei linguaggi colloquiali: anzi, forse è proprio qui che si fanno piú insidiosi i rischî dei fraintendimenti inavvertiti (e magari apparentemente corretti!). Ma su questo ci tornerò forse nel prossimo
post...
Tutto questo, per dire cosa? Che la traduzione, non è solo un’arte notoriamente difficile, ma soprattutto un lavoro di
approssimazioni, reinterpretazioni, ricostruzioni, equivoci e fraintendimenti. Ma dopotutto sono le lingue in quanto tali che già funzionano cosÃ, per approssimazioni incontrollabili. E dopotutto è già quello che succede quando due persone cercano di comunicare, anche nella stessa identica lingua...
Vanamente pensato da Yupa1989 -
Permalink -
commenti (5) (popup)
Abbiamo parlato di:
traduzioni,
giapponese
domenica, 23 marzo 2008 - 22:06

Avevo già scritto che l’anno scorso mi sono rivisto i 39 episodî di
Utena (少女é©å‘½ã‚¦ãƒ†ãƒŠ). Utena risale al
1996, dodici anni fa: un’era geologica. Ai tempi era (appariva?)
qualcosa di nuovissimo, oggi forse è solo diventato
un anime vecchio, nome ignoto alle nuove generazioni di estimatori del
medium. Però, a rivederlo, be’... io ho trovato che
riesce ancora a difendersi bene.
Tra le altre cose
Utena è noto per i canti corali che accompagnano i momenti culminanti di quasi ogni episodio, canti opera di
J. A. Seazer (J・A・シーザー).
E i canti sono noti per i loro testi ostici. Impenetrabili. Intraducibili. Intraducibili? Per certi versi sÃ. Sequele di parole infilate solo per allitterazione sonora in barba al senso, o per suggestione semantica, giochi di pronuncia, riferimenti eruditi ai campi piú svariati (dall’astrofisica alla teurgia), neologismi inventati di sana pianta, eccetera eccetera... Artifizî che si intrecciano su piú livelli contemporaneamente. Una trasposizione in italiano diventa molto spesso impossibile, perché si può riuscire a rendere un livello (ad esempio le allitterazioni, o i giochi di parole) ma intanto vanno persi tutti gli altri.
Però non è sempre cosÃ, non è cosà per tutti i brani. Alcuni sono
interamente impestati di passaggi intraducibili, dal primo all’ultimo verso. Altri presentano grosse difficoltà solo in uno o due momenti. In questi ultimi casi è possibile fare una scelta: si può provare a fare una traduzione, e anche se anche un 20% del testo risulterà aggiustato senza troppe pretese e sin troppo distante dall’originale, be’, almeno il restante 80% arriverà nella nostra lingua. Meglio che niente.
Fine dell’introduzione. In pratica, una diecina di giorni fa ho ripreso penna & dizionarî in mano e ho provato a tradurre una delle canzoni di
Utena! È quella che accompagna il X episodio, «Nanami no taisetsuna mono» (七実ã®å¤§åˆ‡ãªã‚‚ã®; ignoro che titolo abbia l'episodio nell'edizione italiana...). Incollo dunque, qui di seguito, la traduzione...
Last Evolution(la vigilia della rivoluzione evoluzionaria)
[ラスト・エヴォルーション(進化é©å‘½å‰å¤œ)]
L’inizio della Terra
Il palco teatrale
La nube di Laplace
Spettatorismo
Illusione d’immutabilitÃ
Orologio solutore d’enigmi
Una carrozzina
Ai confini dell’immortalitÃ
L’eterno Io
L’eterno Altro
Doppio legame
Doppia nascita
Mistica bilancia
Costellazione corporea
Aaaaaah!
Aaaaaah!
Il tempo è un’ipotesi, palco teatrale
Di nascite illusorie
Destino, Scelta, Teorie dell’addio
Io e tu siamo la Via Lattea
Senza passato, solo presente, senza futuro
In completa solitudine nel Teatro dell’Universo
that’s me! wait my last evolution
revolution
everlution