Danah Boyd, classe 1977, si occupa di questioni “giovanili†legate ai new media, social networks in particolare. Ma non come i tanti invincibili tromboni passatisti nostrani, quelli che nei salotti tivvú o sui rotocalchi con voci placide & tremanti esibiscono a suon di fuffa la rete come il Regno del Male da cui proteggere i nostri infanti sperduti aiuto aiuto aiuto allarme di qua allarme di là .
Riassunto delle puntate precedenti: appena nato a metà tra la provinciale Padova e la rete globale, l’allarme Emo sgomita per ottenere il suo spazio sul palcoscenico mediatico nazionale. Ma l’impresa non sarà facile: tra anoressiche e obesi, pitbull e bulli, immigrati e mmunnezza, la concorrenza è formidabile e agguerritissima...
“Scaricaâ€? Si comincia male. Già il titolo dimostra che chi scrive non sa di cosa parla, o almeno conosce poco uno degli argomenti di cui parla: internet. Lezioncina: si “scarica†quando si prende qualcosa dalla rete e la si porta sul proprio PC; l’attività opposta (immettere qualcosa in rete, a disposizione di tutti) si chiama, invece, â€caricareâ€. A livello emotivo, poi, il titolo cerca di cavalcare una immagine tipica di tanti recenti allarmismi: misfatti compiuti per essere messi in rete, visibili da tutti; immagine accompagnata dal solito corredo implicito ed esplicito di deprecazione della cosiddetta “società dell’apparireâ€, in cui tutti vogliamo esibirci e non essere e blablabla. Generazione YouTube priva di valori. Tipica tecnica dell’allarmismo giornalistico: mettere in relazione per vaga somiglianza fatti che tra loro c’entrano molto poco, incanalarli entro stereotipi già noti, possibilmente negativi; e se la somiglianza non c’è proprio, la si crea.
La prima riga è formidabile:
Tredici anni, una ragazzina simpatica, dai lineamenti aggraziati, vive nell'hinterland di Padova, frequenta la terza media ed è alla ricerca della sua identità , come tutti gli adolescenti.
Sennonchè si ferisce volutamente, tagliuzzandosi gambe e braccia con una lametta, riprende la scena con il telefonino e pubblica il raccapricciante, sanguinolento spettacolo sul web.
Seguono altri errori sparsi:
"Emo deriva da emoction (emozioni)". Emoction, proprio cosÃ: sarà inglese? tedesco? francesce? klingon?
Gli Emo ascoltano "musica punk"; ma allora i punk ascolteranno musica emo?
"Gli emo si ritrovano su internet, specialmente sul blog emo-nonciclopedia". Eccetera eccetera. Penso non servano piú commenti.
Si conclude con una marchetta:
L'invito è di segnalare a Pronto bambino (dall'altro capo del filo rispondono sei tra psicologi ed educatori) eventuali altri ragazzi-emo, cosà da poterli aiutare ad uscire dal circuito nichilista.
Gli alcoolisti anonimi fanno scuola.
ã¤ã¥ã・・・ (continua...)
E dunque diamo un’occhiata al sito dell’associazione Pronto Bambino, da cui il De Poli pare avere avuto l’imbeccata (sono entrambi di Padova...). Sito assai scarno, a dire il vero. Composto da poche pagine (coi frames...), alcuni segni fanno pensare che sia stato messo in piedi diversi anni fa e poi non piú aggiornato: la bibliografia non riporta testi successivi al 2000, e dei quattro(!) link che rimandano ad altri siti, uno dà a vuoto. Soprattutto, dell’allarme Emo non vi è alcuna traccia...
Non demordo, e mi appresto a ulteriori ricerche. Da una delle sezioni del sito copincollo l’unico nome che compare, quello della “presidente e responsabile legaleâ€, tale Elena Valerio Gradella, e lo schiaffo su Gooooooogle, sperando non tanto di trovare notizie sulla questione, ma almeno uno straccio di curriculum, o qualunque altra informazione che mi permetta almeno di farmi un’idea di cos’è questa associazione, come agisce, cosa fa di concreto, una sua qualche cronistoria. Google, scremando automaticamente le pagine doppie, mi dà 5 risultati: pochini? Una miseria. O l’associazione in questione preferisce lavorare nell’ombra, prediligendo i risultati concreti alla notorietà , oppure... oppure agisce assai poco. Fatto sta che i pochi risultati di Google riguardano tutti l’allarme Emo.
Ce ne sono due che valgono la pena di essere osservati nel dettaglio. Leggendo tra le righe si può capire non solo come probabilmente è andata la faccenda, ma soprattutto come “lavora†certo giornalismo.
Il primo referto è un’agenzia ASCA, ripresa e riportata da MyTech, portale su informatica e tecnologia di Mondadori.
Si comincia con una descrizione sommaria delle immagini che accompagnano la pagina incriminata di Nonciclopedia sugli Emo. Immagini che nel contesto nonciclopedico sono ovviamente assurde, fatte per ridere, per sfottere i poveri Emo; bene, l’agenzia di stampa li spaccia per “trailer[?!], ben costruiti al fine di generare nei visitatori un forte impatto emotivoâ€, “parte integrante di un sito Internet orientato a promuovere â€emo’â€. Be’, sì, forse, a guardar bene, anche The Full Metal Jacket o Apocalypse Now possono essere film che promuovono una sana cultura militare e che celebrano lo sforzo bellico in Vietnam... Basta estrapolare gli spezzoni giusti e decontestualizzarli. Tutto è possibile.
Vengono poi riportate le parole del già citato Antonio Marziale, che dice di aver trovato su internet “dialoghi allucinanti tra giovanissimi particolarmente attratti da â€emo’, che sta per â€emo-zione’, ma e’ anche la radice greca della parola â€sangue’, un’ambivalenza artatamente congegnata.†Un’ambivalenza artatamente congegnata. Artatamente. Ma certo. È tutto un complotto. Un inganno. Una macchinazione oscura (non si sa portata avanti da chi: ma forse Marziale, che ha lavorato nell’Azione Cattolica e con la Gioventú Francescana qualche idea ce l’ha già ...) ai danni dei nostri figli. Che le idee di Marziale siano larvatamente inclini al complottismo, e a immaginare la cooptazione dei giovani in fosche società segrete antisociali (la stessa psicosi complottistica che, nei secoli passati, sostenne le cacce alle streghe), lo si capisce anche da questo passaggio: “l’adesione al movimento â€emo’ implica, come riportato su una sorta di codice comportamentale, emorragie spontanee, cosi’ come tossicodipendenza e scarsa resistenza all’alcoolâ€. Adesione al movimento “emoâ€: come se fosse una sorta di setta segreta organizzata, dove richiedere l'ingresso; una setta dotata di un proprio codice (e dove l’avrà mai trovato, Marziale?), di proprie leggi; ovviamente, leggi (auto)distruttive, che implicano versamenti di sangue. Manca solo il caprone nero e il pentolone attorno a cui danzare. La chiosa su alcool e tossicodipendenza, complice una grammatica poco felice, non è per nulla chiara: sarà un’analogia (analogia balorda, nel caso: che ci azzecca chi si buca per disperazione con chi si compra due o tre magliette nere e gioca con le lamette per far figo?) o Marziale crederà davvero che nel “codice comportamentale†degli Emo ci sia anche l’obbligo di drogarsi e sbronzarsi? Mah. Ma sembra che per Marziale l'importante sia dipingere un quadro il piú truce possibile. Far paura. Dopotutto, è di allarmismi che stiamo parlando.
Quanto segue è una elaborazione in parte congetturale di eventi ricostruiti grazie a tracce rinvenute in rete, di qualcosa che potrebbe spegnersi nel nulla in breve tempo, potrebbe essere uno dei primi accenni di un ennesimo e inutile allarme sociale futuro, potrebbe esserne addirittura l’inizio (questo lo si saprà solo a posteriori).
Elaborazione in parte congetturale: ma, chiuso nella mia stanza, col mio PC connesso come unico strumento d’indagine, credo difficilmente riuscirò a far peggio di giornalisti, politici, funzionarî stipendiati che hanno a disposizione ben altri mezzi, mezzi che sarebbero tra l’altro obbligati a usare. Primo fra tutti: il cervello. Ma evidentemente ignoranza e opportunismo pagano di piú di responsabilità e attendibilità .
Quanto segue è poi un’utile lezione su come determinati allarmi sociali vengono creati dal nulla; utile soprattutto per capire in presa diretta i meccanismi con cui si diffondo questi allarmi, in cui vengono accettati come normali, se non giusti; utile, infine, per farsi un po’ di anticorpi scettici di fronte ad allarmi analoghi, ma molto piú opachi da distinguere nei loro meccanismi.