domenica, 30 novembre 2008 - 14:03

Danah Boyd, classe 1977, si occupa di questioni “giovanili†legate ai new media, social networks in particolare. Ma non come i tanti invincibili tromboni passatisti nostrani, quelli che nei salotti tivvú o sui rotocalchi con voci placide & tremanti esibiscono a suon di fuffa la rete come il Regno del Male da cui proteggere i nostri infanti sperduti aiuto aiuto aiuto allarme di qua allarme di là.



Ovviamente gente(/aglia) di questo tipo ne esiste anche negli Stati Uniti. Anzi, è proprio da quelli che i nostri opinionisti prendono esempio. Spesso con intento programmato, perché anche le opinioni sono merce da proporre sul mercato dell’informazione. Come nella musica il successo del tal cantante o scrittore U.S.A. genera prontamente qui da noi i cloni all’amatriciana, cosí è anche negli altri campi. Per questo conviene sempre tenere l’occhio desto sui movimenti d’Oltreoceano, perché presto o tardi è facile che arrivino anche da noi, ultima periferia dell’Impero d’â€Occidenteâ€.
Ebbene, negli Stati Uniti avviene che una ragazza di quattordici anni, tale Megan Meier, si suicida, a quanto pare per le persecuzioni telematiche di un individuo che prima si era presentato come coetaneo infatuato di lei e poi aveva preso a insultarla senza pietà, tanto da spingerla a togliersi la vita. Questo avviene nel 2006. Le indagini scoprono che in realtà il “coetaneo†non esiste: tutto è stato organizzata da una vicina di casa, Lori Drew, donna adulta che afferma di voler vendicare la propria figlia dai pettegolezzi messi in giro da Megan. Luogo telematico dei fattacci è stato MySpace. Apriti cielo: non è difficile immaginarsi il profluvio di fulmini e strali lanciati da tutti i media U.S.A. contro la rete diabolica, l’alienazione della virtualità, il bullismo dilagante ai tempi di internet e via sclerando.
Ulteriore elemento di polemica il fatto che Lori Drew è stata scagionata dalle accuse di bullismo, persecuzione, ecc e condannata solo per “accesso fraudolento a sistemi informaticiâ€. Quest’ultima notizia è stata riportata l’altro ieri da Punto Informatico, assieme ad alcune considerazioni sul caso che ritengo molto valide). E poi c'è Danah Boyd che nel proprio blog, offre una serie di opinioni molto poco allineate al pensiero dominante. Personalmente condivido gran parte di quel che ha scritto. Ne traduco qui sotto gli stralci che mi sembrano piú interessanti, e rinvio/invito gli anglointendenti alla lettura del pezzo integrale.

riflessioni su Lori Drew, sul bullismo, e su soluzioni per aiutare i ragazzi

[...]
Diciamolo chiaramente: il suicidio di Megan Meier è una tragedia. Che l’innesco sia stato il bullismo è orrendo. E che abbia partecipato un’adulta è davvero atroce. Ma se focalizziamo il dibattito su MySpace, poi perdiamo di vista qual è il nocciolo della questione.
Lori Drew è fondamentalmente un “genitore elicottero†[termine che definisce i genitori iperprotettivi, quelli che desiderano un controllo totale e ossessivo sui figli]. Lei credeva che Meier stesse bullizzando la propria figlia. Credeva anche che la propria figlia non fosse responsabile di alcuna offesa (e mentre non c’è alcun modo per provare o confutare quest’ultima convinzione, è fondamentale che i genitori capiscano che nella maggior parte dei casi il bullismo è reciproco. Gli adolescenti reagiscono al bullismo col bullismo e di solito la violenza cresce nel tempo). Invece di insegnare a sua figlia di non abbassarsi a rispondere con gli stessi metodi, Drew ha partecipato, agendo con sua figlia per bullizzare di rimando.
Il bullismo è una pratica orrenda, ma è anche una risposta comune quando la gente lotta per ottenere un certo status. Colpire nella schiena, diffondere maldicenze e corrompere non sono cose che fanno solo gli adolescenti. Date un’occhiata a qualunque ufficio aziendale o campagna politica e vedrete dello sporco e palese bullismo in azione. La differenza è che gli adulti hanno poste in gioco piú alte, e hanno imparato come manipolare e nascondere le loro tracce. In altri termini, rispetto a bambini e ragazzi gli adulti sono molto meglio equipaggiati per causare danni terribili nel loro bullismo. Sono allenati. E questa non è una bella cosa. Lori Drew ha sfruttato il suo potere e le sue conoscenze psicologiche da adulta per umiliare e tormentare una ragazza adolescente. Posto in altri termini, Lori Drew ha abusto psicologicamente ed emotivamente di una minorenne [child, “bambinoâ€, termine che negli Stati Uniti ormai indica tutti i minori di anni 18]. [...] Purtroppo la maggior parte dei sistemi legali si concentrano sull’abuso sessuale e fisico e trascurano quello emotivo perché molto difficile da provare e perseguire. Ma, da un punto di vista realistico, Drew avrebbe dovuto essere processata per abuso di minore, e non per crimini informatici. [...]
Perché ci concentriamo sulla tecnologia? Perché è qualcosa che non comprendiamo? O forse perché se fossimo obbligati ad affrontare il fatto che Drew stava perseguitando una minorenne per proteggere sua figlia, allora dovremmo guardare in faccia le nostre stesse brutte abitudini in materia? Quanti di voi hanno fatto qualcosa di discutibile per proteggere i proprî figli? [...]
E chiariamo un’altra cosa. Questo caso NON È COMUNE. Molti stanno strepitando che si facciano leggi basate su questo caso, ma si sa che brutti casi fanno brutte leggi. La maggior parte dei casi si concentrano sulla tecnologia piú che sui danni dell’abuso psicologico e l’uso scorretto del potere degli adulti. Non solo, la maggior parte si concentrano sull’abuso dell’adulto verso il minore e dell’abuso sul minore da parte di estranei, nonostante la maggior parte del bullismo avviene tra coetanei che si conoscono. E per quelli che pensano che il bullismo avviene soprattutto in rete, ripensateci. La maggior parte dei ragazzi ritiene che il bullismo è di gran lunga peggiore fatto di persona a scuola che in rete.
[...]

Cosa dovrebbero fare i genitori e la società per aiutare i minori

I genitori dovrebbe prestare attenzione ai segnali di bullismo nei loro ragazzi e nei coetanei. I genitori dovrebbe informare i ragazzi sul bullismo e sui danni che fa. [...]
Purtroppo non tutti i genitori partecipano molto alla vita dei loro ragazzi, e il bullismo è strettamente legato coi problemi che ci sono in casa. Il bullismo, a volte, è anche innescato dalla necessità dei ragazzi di ottenere attenzione, e questo crea un circolo vizioso. È per questo che abbiamo bisogno di soluzioni che vadano oltre il rapporto genitori-figli.
Ciò di cui piú abbiamo bisogno è di operatori digitali di strada. Quando studiavo all’università gli studenti facevano gli operatori di strada volontarî per aiutare i ragazzi sulle strade a trovare risorse e aiuto. [...] Abbiamo bisogno di giovani adulti negli anni dell’università che si aggirino nel mondo digitale in cerca di adolescenti con problemi e che li aiutino a cercare aiuto. Abbiamo bisogno di consulenti telematici che possano lavorare coi minori per affrontare i loro problemi comportamentali senza forzare il minore ad affrontare i genitori o la burocrazia. Abbiamo bisogno di operatori sociali che possano collegarsi coi ragazzi e aiutarli a comprendere le loro scelte.
Internet porta ciò che è pubblico nelle nostre case. Questo terrorizza molti adulti ma ciò significa che gli adulti non pensano a come usare internet a proprio vantaggio. Invece che concentrarci unicamente sugli adulti disturbati che raggiungono i nostri ragazzi, vediamo di costruire sistemi per far sí che adulti qualificati raggiungano i ragazzi disturbati. [...] Noi possiamo zittire le loro grida in rete chiudendo a chiave internet, ma questo non serve a un bel niente per affrontare il nocciolo del problema.[...]
Ci sono ragazzi che a casa vengono picchiati e ne scrivono nei loro blog. Ci sono ragazzi che umiliano altri ragazzi per ricevere attenzione. Ci sono ragazzi che cercano sesso con estranei come metodo di affermazione. Ci sono ragazzi che sono soli, tentati dal suicidio, dall’autodistruzione. E sono in rete. Stanno chiedendo aiuto. Perché non li ascoltiamo? E perché, invece, ce la prendiamo con la tecnologia?

(qui il testo originale e integrale)
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giovedì, 21 agosto 2008 - 14:12

"Sì al web e a una telefonata - Cambia il compito in classe"
L'esperimento in una scuola australiana: "Ormai il problema non è copiare ma scegliere le fonti giuste"


Dico una cosa sola: finalmente. Basta col mito stantìo della "farina del tuo sacco", basta col mito dell'autonomia assoluta del soggetto (questo allotropo empirico-trascendentale!), basta col mito del sapere puro intatto rispetto alla materia immonda del mondo, basta col mito dell'originalità vera contro le riproduzioni false (quelle riprodotte come ombre sul fondo oscuro della Caverna in cui siamo tenuti prigionieri nell'era della tecnica).
Basta.
E chissà quanto ci vorrà perché l'innovazione di cui sopra arrivi in Italia, terra di custodia (cautelare?) del sapere augusto e angusto, decrepitamente conservato in quei musei della mnemotecnica pedestre e del livellamento (verso il basso) intellettivo chiamati squole, dove la lezione si impara a senso unico (top-down), e guai a cercar di farla, interattiva. Terra (l'Italia) dove la somma ansia culturale par sia prevenire ke la nstra lingua nn sia contaminata dal linguaggio sms, turpe progenie della telematica degenerazione (detta anche InterNet), ansia coltivata magari persino da chi nemmanco sà(!) ove si andrebbero a por gli accenti se davvero si volessero ossequiare i manuali di quelle grammatiche nazional-popolari che come certi confini africani furono tracciate a tavolino (ma che tutti ci assicurano essere la lingua, in uno strano magico mistico hegeliano rovesciamento dell'ordine di dipendenza ontologica) per forgiare (invano?) gli italiani dopo aver fatto l'Italia. E ancora c'è chi le brandisce come Bibbie & Corani irrefragabili da esibire in manifestazioni urlanti, quelle grammatiche strumento d'integrazione(?) nazionale, quando ai tempi nostri lo Stato Nazionale già/ormai vacilla e preannuncia la sua caduta rovinosa in cascami putreolenti e sozzi, nuove macerie in pasto all'occhio dell'Angelo della Storia.
Ho detto.
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sabato, 14 giugno 2008 - 14:03
Riassunto delle puntate precedenti: appena nato a metà tra la provinciale Padova e la rete globale, l’allarme Emo sgomita per ottenere il suo spazio sul palcoscenico mediatico nazionale. Ma l’impresa non sarà facile: tra anoressiche e obesi, pitbull e bulli, immigrati e mmunnezza, la concorrenza è formidabile e agguerritissima...

Il secondo referto è un articolo dell'edizione padovana del Gazzettino, quotidiano diffuso nel Nord-Est. Signori della giuria, mi permetto di richiedere tutta la vostra attenzione! Perché qui ci troviamo di fronte a un capolavoro. Un capolavoro di giornalismo spazzatura, s’intende.
Prima un’occhiata ai passi salienti dell’articolo. Seguiranno alcune riflessioni generali.
Purtroppo nell’archivio on-line del Gazzettino è disponibile solo l’ultimo mese di notizie. Quella che ci interessa, datata 8 maggio 2008 è già stata cancellata. Ci viene però in aiuto la cache di Google, dove l’articolo è ancora presente. Ma siccome la cache di Google è piuttosto volatile, mi sono salvato un’immagine dell’articolo in questione. Per leggere, basta cliccare qua sotto, e l’immagine si ingrandirà.


Ci sono piú livelli. In superficie l’articolo è una congerie di errori di fatto e di italiano. Al livello immediatamente sottostante, si tratta di un classico pezzo folk-allarmatistico-semistrappalacrime, piccolo esercizio di stile utile a riempire le pagine. Al livello piú profondo è un esempio, perfetto proprio perché estremamente ingenuo, di come determinate notizie vengono letteralmente fabbricate e della funzione che vanno ad assolvere.

Cominciamo dal titolo:

  • Si ferisce e scarica il film in Rete

    “Scaricaâ€? Si comincia male. Già il titolo dimostra che chi scrive non sa di cosa parla, o almeno conosce poco uno degli argomenti di cui parla: internet. Lezioncina: si “scarica†quando si prende qualcosa dalla rete e la si porta sul proprio PC; l’attività opposta (immettere qualcosa in rete, a disposizione di tutti) si chiama, invece, â€caricareâ€. A livello emotivo, poi, il titolo cerca di cavalcare una immagine tipica di tanti recenti allarmismi: misfatti compiuti per essere messi in rete, visibili da tutti; immagine accompagnata dal solito corredo implicito ed esplicito di deprecazione della cosiddetta “società dell’apparireâ€, in cui tutti vogliamo esibirci e non essere e blablabla. Generazione YouTube priva di valori. Tipica tecnica dell’allarmismo giornalistico: mettere in relazione per vaga somiglianza fatti che tra loro c’entrano molto poco, incanalarli entro stereotipi già noti, possibilmente negativi; e se la somiglianza non c’è proprio, la si crea.

    La prima riga è formidabile:

  • Tredici anni, una ragazzina simpatica, dai lineamenti aggraziati, vive nell'hinterland di Padova, frequenta la terza media ed è alla ricerca della sua identità, come tutti gli adolescenti.

    Ora, magari non è cosí, ma io, sinceramente, ho qualche dubbio che il/la giornalista (l’articolo è firmato solo da due iniziali: F.C.) sia andato/a a cercarsi la ragazza in questione, a verificare cos’è successo, e ci stia raccontando la storia di una persona che ha visto concretamente. Che ci sia invece una buona dose d'invenzione lo capiremo a breve, perché l’articolo del Gazzettino narra cose piuttosto contraddittorie rispetto ai comunicati di Pronto Bambino e dell’Osservatorio Minori, comunicati che precedono cronologicamente l’articolo del Gazzettino, e da cui è quest’ultimo che attinge.
    Nelle prime righe ci viene costruita quest’immagine della tipica ragazzina della porta accanto, quella che vediamo dai nostri parenti o alla fermata del bus con amiche & amici al ritorno da scuola, immersa nella sua innocua quotidianità: e ovviamente è simpatica e graziosa, aggettivi utili a far risuonare maggiormente per contrasto l’abisso di scandalo che le righe successive stanno per spalancarci.
    Non mancano ovviamente le classiche banalità stereotipate, che non dicono nulla ma sono utilissime per accattivarsi la simpatia e la fiducia dei lettori (specie adulti, specie genitori): “alla ricerca della sua identità, come tutti gli adolescentiâ€! È proprio una di noi, potrebbe essere la nostra stessa figlia, oppure noi stessi, alla sua età. Siamo già dalla sua parte.
    Cosa potrà mai accadere di male a questa tredicenne fittizia per cui già cominciamo a essere in ansia?

  • Sennonchè si ferisce volutamente, tagliuzzandosi gambe e braccia con una lametta, riprende la scena con il telefonino e pubblica il raccapricciante, sanguinolento spettacolo sul web.

    “Sennonchè†è errore di italiano: si dovrebbe scrivere con l’accento acuto, “Sennonchéâ€. Sennonché qui l’errore, anzi, l’orrore raccapricciante è l'esercizio di malainformazione del Gazzettino. Come ho scritto la scorsa volta, la sequenza di eventi piú probabile è: la ragazza si ferisce (realmente o per finta, questo non ci è dato saperlo) davanti a una sua amica, l’amica lo dice alla mamma, la mamma chiama Pronto Bambino, Pronto Bambino scopre la pagina sugli Emo di Nonciclopedia con immagini di autolesionismo, e decide di denunciare quest’ultima. Il Gazzettino semplifica e romanza la sequenza degli eventi (invertendone l'ordine): sparito il telefono senza fili di cui sopra, ora è direttamente la ragazza a pubblicare lo “spettacolo†sul web. Ma sul web dove? In quale sito preciso? E quando? L’articolo non lo dice. Potesse farlo, indubbiamente lo farebbe. Ci fosse stata l’occasione di sparare per l’ennesima volta su (ad esempio) YouTube, non se la sarebbe lasciata sfuggire.
    Ma in questo caso di pubblicazioni sul web da parte delle 13enne, proprio non ce ne sono. Possiamo però immaginare il ragionamento del/la giornalista: c’è una denuncia di Pronto Bambino, e la denuncia parla di una ragazza che si taglia e di un sito con filmati di ragazzi che si tagliano. Be’, allora sarà sicuramente la prima ad aver (s)caricato i filmati sul secondo! Al giorno d’oggi è questo che fanno i gggiovani! Non è esattamente cosí? Machissenefrega! Tanto, chi vuoi che vada a controllare?

    Seguono altri errori sparsi:
    "Emo deriva da emoction (emozioni)". Emoction, proprio cosí: sarà inglese? tedesco? francesce? klingon?
    Gli Emo ascoltano "musica punk"; ma allora i punk ascolteranno musica emo?
    "Gli emo si ritrovano su internet, specialmente sul blog emo-nonciclopedia". Eccetera eccetera. Penso non servano piú commenti.

    Si conclude con una marchetta:

  • L'invito è di segnalare a Pronto bambino (dall'altro capo del filo rispondono sei tra psicologi ed educatori) eventuali altri ragazzi-emo, cosí da poterli aiutare ad uscire dal circuito nichilista.

    Gli alcoolisti anonimi fanno scuola.
    ã¤ã¥ã・・・ (continua...)
  • Vanamente pensato da Yupa1989 - Permalink - commenti (7) (popup)
    Abbiamo parlato di: invettive, bambini, internet, giornalismo, infanzia, società, allarmismi
    venerdì, 06 giugno 2008 - 23:59

    Riassunto della puntata precedente: un deputato della Repubblica fa un’interrogazione in Parlamento al Presidente del Consiglio perché, a suo dire, un sito comico rischia di causare un’ondata di suicidî tra i piú giovani; nel fattaccio pare implicata anche Avril Lavigne, nota esponente dell’internazionale nichilista. E un nome misterioso aleggia nell'aria: EMO!

    E dunque diamo un’occhiata al sito dell’associazione Pronto Bambino, da cui il De Poli pare avere avuto l’imbeccata (sono entrambi di Padova...). Sito assai scarno, a dire il vero. Composto da poche pagine (coi frames...), alcuni segni fanno pensare che sia stato messo in piedi diversi anni fa e poi non piú aggiornato: la bibliografia non riporta testi successivi al 2000, e dei quattro(!) link che rimandano ad altri siti, uno dà a vuoto. Soprattutto, dell’allarme Emo non vi è alcuna traccia...
    Non demordo, e mi appresto a ulteriori ricerche. Da una delle sezioni del sito copincollo l’unico nome che compare, quello della “presidente e responsabile legaleâ€, tale Elena Valerio Gradella, e lo schiaffo su Gooooooogle, sperando non tanto di trovare notizie sulla questione, ma almeno uno straccio di curriculum, o qualunque altra informazione che mi permetta almeno di farmi un’idea di cos’è questa associazione, come agisce, cosa fa di concreto, una sua qualche cronistoria. Google, scremando automaticamente le pagine doppie, mi dà 5 risultati: pochini? Una miseria. O l’associazione in questione preferisce lavorare nell’ombra, prediligendo i risultati concreti alla notorietà, oppure... oppure agisce assai poco. Fatto sta che i pochi risultati di Google riguardano tutti l’allarme Emo.
    Ce ne sono due che valgono la pena di essere osservati nel dettaglio. Leggendo tra le righe si può capire non solo come probabilmente è andata la faccenda, ma soprattutto come “lavora†certo giornalismo.

    Il primo referto è un’agenzia ASCA, ripresa e riportata da MyTech, portale su informatica e tecnologia di Mondadori.
    Si comincia con una descrizione sommaria delle immagini che accompagnano la pagina incriminata di Nonciclopedia sugli Emo. Immagini che nel contesto nonciclopedico sono ovviamente assurde, fatte per ridere, per sfottere i poveri Emo; bene, l’agenzia di stampa li spaccia per “trailer[?!], ben costruiti al fine di generare nei visitatori un forte impatto emotivoâ€, “parte integrante di un sito Internet orientato a promuovere â€emo’â€. Be’, sì, forse, a guardar bene, anche The Full Metal Jacket o Apocalypse Now possono essere film che promuovono una sana cultura militare e che celebrano lo sforzo bellico in Vietnam... Basta estrapolare gli spezzoni giusti e decontestualizzarli. Tutto è possibile.
    Vengono poi riportate le parole del già citato Antonio Marziale, che dice di aver trovato su internet “dialoghi allucinanti tra giovanissimi particolarmente attratti da â€emo’, che sta per â€emo-zione’, ma e’ anche la radice greca della parola â€sangue’, un’ambivalenza artatamente congegnata.†Un’ambivalenza artatamente congegnata. Artatamente. Ma certo. È tutto un complotto. Un inganno. Una macchinazione oscura (non si sa portata avanti da chi: ma forse Marziale, che ha lavorato nell’Azione Cattolica e con la Gioventú Francescana qualche idea ce l’ha già...) ai danni dei nostri figli. Che le idee di Marziale siano larvatamente inclini al complottismo, e a immaginare la cooptazione dei giovani in fosche società segrete antisociali (la stessa psicosi complottistica che, nei secoli passati, sostenne le cacce alle streghe), lo si capisce anche da questo passaggio: “l’adesione al movimento â€emo’ implica, come riportato su una sorta di codice comportamentale, emorragie spontanee, cosi’ come tossicodipendenza e scarsa resistenza all’alcoolâ€. Adesione al movimento “emoâ€: come se fosse una sorta di setta segreta organizzata, dove richiedere l'ingresso; una setta dotata di un proprio codice (e dove l’avrà mai trovato, Marziale?), di proprie leggi; ovviamente, leggi (auto)distruttive, che implicano versamenti di sangue. Manca solo il caprone nero e il pentolone attorno a cui danzare. La chiosa su alcool e tossicodipendenza, complice una grammatica poco felice, non è per nulla chiara: sarà un’analogia (analogia balorda, nel caso: che ci azzecca chi si buca per disperazione con chi si compra due o tre magliette nere e gioca con le lamette per far figo?) o Marziale crederà davvero che nel “codice comportamentale†degli Emo ci sia anche l’obbligo di drogarsi e sbronzarsi? Mah. Ma sembra che per Marziale l'importante sia dipingere un quadro il piú truce possibile. Far paura. Dopotutto, è di allarmismi che stiamo parlando.

    Ma il punto è un altro. Sempre Marziale ci informa come è venuto a sapere del dilagare del movimento Emo in rete: “la presidente di Pronto Bambino di Padova, Elena Valerio Gradella, ci ha comunicato di essere stata raggiunta, al numero verde dell’associazione, dalla chiamata di una signora turbata per l’atteggiamento di un’amica tredicenne della figlia, che si dice appartenente ad â€emo’ e manifesta istinti autolesionistici talvolta praticati proprio sotto gli occhi della coetaneaâ€.
    Marziale dice che una tipa gli ha detto che gli ha telefonato una mamma la cui figlia ha un’amica che dice che talvolta fa autolesionismo. Invece a me, una volta, il figlio dello zio del fratello del cognato dell’ortolano dell’amico di mio nonno ha fatto sapere che un suo conoscente forse una volta ha creduto di aver visto un disco volante. Scherzi a parte. Ragioniamo un attimo. Anche perché non ci vuole molto a ricostruire lo scenario piú probabile. Basta rimettere insieme i pezzi nel modo giusto.
    Prima tappa. Due ragazze di tredici anni si confidano tra di loro. Una di queste due, chissà se con leggerezza o convinzione, afferma di essere Emo. E fin qui: affari suoi; sai quanti ce ne sono. Poi, a quanto pare, ha praticato autolesionismo, ma questo può voler dire tutto e il contrario di tutto: può essersi praticata qualche taglietto due o tre volte per far la figa davanti all’amica... da questo punto di vista c’è chi fa di peggio; ma la ragazza può anche, effettivamente, tagliarsi spesso & volentieri, in seguito a un qualche disagio, che potrebbe essere persino profondo. Fo notare en passant che di solito l’autolesionismo è dovuto a grossi problemi di relazione, in famiglia o col gruppo dei pari (leggi: a scuola), non c’è certo bisogno di vedere le immagini di Nonciclopedia. Ma evidentemente scaricare il barile fa sempre comodo. Fino a questo punto, però, della pagina incriminata nonciclopedica non viene fatta parola. Quella spunta dopo. Ma perché, con tutto il materiale Emo che infesta la rete, proprio Nonciclopedia? Io un’ipotesi ce l’ho. Cercando “Emo†su Google, cosa viene fuori? Il primo risultato è da Wikipedia: ma parla unicamente del genere musicale; e poi è una pagina così lunga, così dettagliata e faticosa per chi è in cerca del capro espiatorio! Meglio passare ad altro. Il secondo risultato è proprio la pagina di Nonciclopedia! Notiamo poi che sia Marziale, che De Poli che la Gradella parlano insistentemente (quasi solo?) delle immagini contenute in questa pagina. Che però contiene anche del testo... perché il (con)testo viene così bellamente ignorato?
    Seconda tappa! Dopo aver ricevuto la telefonata della mamma (eccessivamente?) in ansia per la figlia che le ha detto dell’amica Emo (o presunta tale), possiamo immaginare che la Gradello (o chi per lei) abbia aperto Google, abbia cercato il termine dal significato oscuro (“Emoâ€) per capire cosa fosse, e zack!, nel secondo risultato abbia trovato una pagina con immagini di gente che si taglia, si spara, e cosí via. Perché faticare per leggere il testo che le immagini accompagna? Perché porsi il problema di capire il contesto di quelle immagini? Perché porsi il problema di capire in genere? Sia mai! Il problema è risolto. Elementare, Watson. Si può spegnere felicemente il PC e, con logica inoppugnabile saltare alle conclusioni: c’è una ragazza che si dice sia Emo e che si tagli; c’è una pagina su Internet che contiene la parola Emo e immagini di gente che si taglia; ergo: la causa efficiente dell’autolesionismo della ragazza in questione è la suddetta pagina. Quod erat demonstrandum.
    A questo punto basta passare dalla teoria alla pratica: rivolgersi a chi ha più potere di pressione (Marziale, De Poli) per far chiudere la pagina malefica, e così salvare il Mondo.
    (che poi lo sappiamo tutti che internet è il Male. mica servivano chissà quali ragionamenti)
    ã¤ã¥ã・・・ (continua...)
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    Abbiamo parlato di: invettive, bambini, internet, giornalismo, società, allarmismi
    martedì, 03 giugno 2008 - 23:08

    Quanto segue è una elaborazione in parte congetturale di eventi ricostruiti grazie a tracce rinvenute in rete, di qualcosa che potrebbe spegnersi nel nulla in breve tempo, potrebbe essere uno dei primi accenni di un ennesimo e inutile allarme sociale futuro, potrebbe esserne addirittura l’inizio (questo lo si saprà solo a posteriori).
    Elaborazione in parte congetturale: ma, chiuso nella mia stanza, col mio PC connesso come unico strumento d’indagine, credo difficilmente riuscirò a far peggio di giornalisti, politici, funzionarî stipendiati che hanno a disposizione ben altri mezzi, mezzi che sarebbero tra l’altro obbligati a usare. Primo fra tutti: il cervello. Ma evidentemente ignoranza e opportunismo pagano di piú di responsabilità e attendibilità.
    Quanto segue è poi un’utile lezione su come determinati allarmi sociali vengono creati dal nulla; utile soprattutto per capire in presa diretta i meccanismi con cui si diffondo questi allarmi, in cui vengono accettati come normali, se non giusti; utile, infine, per farsi un po’ di anticorpi scettici di fronte ad allarmi analoghi, ma molto piú opachi da distinguere nei loro meccanismi.

    Dunque, le cose vanno cosí. In principio c’era Wikipedia, e spero di non dover spiegare cosa sia. Poi è arrivata la parodia. Dapprima la versione inglese: Uncyclopedia. Poi, a ruota, quella italiana: Nonciclopedia. Lasciamo perdere eventuali discussioni sulla qualità umoristica della Nonciclopedia (personalmente trovo la versione inglese molto piú intelligente di quella italiana...). Tra le migliaia (attualmente piú di settemila) voci della Nonciclopedia italiana, contenenti varie dosi di bestemmie, volgarità, insulti e cattivo gusto (perché da che mondo è mondo le risate si fanno sulle disgrazie altrui: qualcuno mi trovi una barzelletta che non abbia un fondo sadico!), c’è anche una voce sui cosiddetti Emo. Lasciamo perdere che siano veramente gli Emo, se siano una moda, un modo di sentire, vero o falso, una posa, una creatura del mercato, una manifestazione dell’alienazione gggiovanile, eccetera eccetera. Non importa. Quel che importa è che la pagina sugli Emo di Nonciclopedia scherza pesantemente sulla depressione, le manie autolesionistiche e le tendenze suicide che agli Emo vengono attribuite. Con immagini esplicative.
    Ebbene, cos’è successo? Invece di riportare i fatti in ordine cronologico, riporto come li ho ricostruiti personalmente balzando di sito in sito.

    Oggi (3 giugno) càpito per caso sulla Nonciclopedia, e scopro che il sito in questione è stato denunziato. La notizia la trovo sulla stessa Nonciclopedia, ovviamente data in modo ironico. Balzo a uno dei link sottostanti (il primo che mi càpita), e comincio a capire un po’ quello che è successo...
    Nonciclopedia sarebbe dunque stata denunziata perché, tramite la sua pagina sugli Emo, incita i giovini all’autolesionismo e a pratiche similari.
    Noto due nomi: il primo è quello di Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori. L’Osservatorio in questione è uno dei tanti enti a “difesa dei bambiniâ€, che lavorano alacremente soprattutto fabbricando comunicati stampa, mettendo in piedi conferenze dove ribadire l’ovvio, e facendo pressione sulla politica perché i media (TV in primis) siano ripuliti da ciò che “fa male†ai bambini, ovvero da tutto ciò che a questi signori non piace. Insomma, battaglie simboliche privi di effetti reali, se non quello di far sopravvivere la censura in nome di un’idea del tutto astratta di infanzia. Un tempo per bruciare un libro bastava dire che “offende la maestà divinaâ€, oggi che “offende la dignità dei minoriâ€. Ogni epoca ha i suoi idoli.
    Il secondo nome è quello di Antonio De Poli, parlamentare UDC. Mi fiondo sul suo sito personale, e in breve trovo i comunicati contro Nonciclopedia. Ce ne sono ben due! Entrambi del 7 maggio. Il primo è un’interrogazione al Garante delle Comunicazioni. Il Garante in questione è quello che, un anno e mezzo fa, evidentemente non avendo di meglio da fare, multò un cartone animato in onda a notte fonda perché conteneva (orrore!!) le parolacce. Non contento di rivolgersi al suddetto Garante, De Poli fa un’interrogazione pe scomodare anche (nientemeno!) che il Presidente del Consiglio, ovvero Berlusconi in persona(!), a proposito delle “immagini nichiliste [sic!] della moda "Emo"â€. La munnezza di Napoli, il carovita, la disoccupazione, la crisi energetica e tanto altro ancora dovranno attendere...
    Ma il secondo comunicato è ben piú polposo! E divertente. Intanto le prevedibili castronerie telematiche: “Bisogna agire in fretta perché si chiuda il sito internet nonciclopedia.wikia.com/wiki/Emo su cui sono state messe queste immaginiâ€. Confondere un sito con una singola pagina del sito stesso: a questo punto o De Poli quella pagina non l’ha mai vista (al massimo gliel’avrà mostrata di sfuggita qualche portaborse), o di internet non ci capisce una santa mazza. Segue qualche classica e vaga banalità, sempre utile per attizzare l’indignazione della gggente (specie quella che è già d’accordo con te): “Questo è l'ennesimo segnale forte di una mancanza di valori e di una lontananza dei genitori dai loro figliâ€. Questo è un classico segnale di mancanza di intelligenza. Anche perché manca di citare la fine delle mezze stagioni, vero grande problema del giorno d’oggi.
    Poi si dice che una certa associazione, tale “Pronto Bambinoâ€, ha denunciato il sito che “ha diffuso le immagini della moda nichilista Emo degli adolescenti, che si ispirano ai modelli punk-rock dei Finley e [udite udite] Avril Lavigneâ€. Massí, butta tutto nel calderone! L’importante è far massa, l’importante è incollare insieme a casaccio qualche nome intrasentito dei miti(?) giovanili del momento, non importa poi se si stanno sparando corbellerie grandi come una casa: tipo Aprilia Lavigna spacciata come punk-rock nichilista. Ci mancano solo il satanismo, i giochi di ruolo, gli anime e i manga (che notoriamente sono tutti porno & violenti) e poi il clan è al completo...
    A questo punto, comunque, intuíto quale sia l’anello precedente della catena, ovvero questa associazione Pronto Bambino (mai sentita prima, tra l'altro...), non resta che procedere a ritroso, cercare ulteriori informazioni in Rete, e capire come effettivamente sia nato tutto ciò...
    ã¤ã¥ã・・・ (continua...)
    Vanamente pensato da Yupa1989 - Permalink - commenti (11) (popup)
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